venerdì 18 luglio 2025

Nuvole


 Oggi pomeriggio avrei dovuto occuparmi di alcune faccende burocratiche molto noiose e poi portarmi avanti con il lavoro ma l'unica cosa che avevo voglia di fare era guardare le nuvole. Così mi sono distesa sulla sdraio nel mio terrazzino e ho osservato il passaggio delle nuvole bianche nel cielo. Non ricordo l'ultima volta in cui l'ho fatto, forse da bambina. Oggi suona quasi come uno scandalo sprecare un pomeriggio a guardare le nuvole, stare così senza concludere niente, come fanno i gatti, ma a volte è l'unica cosa saggia da fare.

lunedì 7 luglio 2025

Un anno è passato

 



Cara Mira,

è trascorso un anno da quando te ne sei andata lasciandomi orfana. Mi mancano tante cose della nosta vita insieme: il tuo sguardo intelligente che non mi mollava mai, la certezza di trovarti dietro la porta al mio rientro, le infinite passeggiate a sei zampe in tanti luoghi diversi, le escursioni nei boschi autunnali e silenziosi, tu e io, in solitudine. Soprattutto mi manca la tua presenza calda e rassicurante, la tua anima saggia di antico nume tutelare.

 Un po' di tempo dopo la tua morte, ho fatto un sogno che ancora ricordo con nitidezza: mi trovavo in una foresta e osservavo le radici di un grande albero che affondavano nel terreno. Poco a poco da quelle radici vedevo nascere un piccolo animale. Aguzzando la vista mi accorgevo che si trattava di un cane: eri tu in miniatura. Proprio tu, con il tuo manto nero e lucido, quasi blu, il muso allungato, la bella coda frangiata. Osservai incantata la trasformazione che avvenne in pochi minuti: le tue dimensioni divennero quelle originali del cane che ho sempre conosciuto. Avevi notato la mia presenza, ma non ti avvicinasti. Davanti a noi c'era una radura, tu cominciasti a correre in cerchio nel mezzo: eri flessuosa e felice, con il manto nero ondulato, lo sguardo vigile e gioioso. Ti osservavo piena di meraviglia mentre correvi come nei tuoi anni migliori, disegnando un cerchio perfetto. Mi svegliai all'improvviso con una sensazione mista tra delusione e gioia. Era l'alba e tu, forse, eri venuta a dirmi che il ciclo della tua incarnazione era compiuto: avevi lasciato il dolore fisico ed eri rinata in una nuova forma.
 



 



giovedì 19 giugno 2025

Ecco l'estate



 

Giugno è arrivato con tre giornate di afa degna dei peggiori giorni di luglio. L'altro ieri intorno alle 17 il termometro è salito a 36 gradi. Io stavo per terminare una delle tanto odiate domeniche di lavoro che spesso mi tocca fare e mi sentivo  a pezzi per la stanchezza e la cappa di umidità bollente. Lunedì un temporale incattivito dall'afa ha spazzato via il caldo e  purtroppo anche alcuni alberi che sono crollati sotto le raffiche di vento.

Martedì mi sono svegliata sotto un cielo lattiginoso. Il terreno ancora bagnato cosparso di foglie verdi e rami caduti, l'aria è fresca: la giornata ideale per passeggiare in città con Barbara che deve arrivare in treno da Venezia. Alle 9.30 vado a prenderla in stazione. Ha voglia di camminare, Barbara, ed è un fiume in piena: problemi di cuore, si deve sfogare. Arriviamo a piedi in centro. Nel frattempo le nuvole hanno lasciato il posto a un cielo azzurro abbagliante, limpidissimo. Dopo i temporali  l'Adige è scuro, ingrossato, trascina detriti vegetali e pezzi di legno. Il Ponte Pietra con il Teatro Romano adagiato sulla collinetta alle sue spalle è uno spettacolo incantevole sotto il cielo azzurro intenso. Ci fermiamo ad ammirare tanta bellezza. Decidiamo di fare una sosta per la colazione in una pasticceria. Sono quasi le 11, il calore del sole si è fatto  intenso. 

Il centro brulica di turisti col viso arrossato: aspettano il trenino che li porta a visitare i principali monumenti della città. Oggi c'è pure il passaggio della Mille Miglia, la storica manifestazione automobilistica. Transenne, motori rombanti: la confusione è totale. In questo periodo dell'anno non amo frequentare la città per il caldo e la presenza massiccia e ingombrante delle comitive di turisti.

Ci fermiamo a pranzo in un'osteria. Barbara ammira un anello che idosso: è un regalo di quasi 20 anni fa, ma il piccolo negozio dove fu comprato esiste ancora. Decidiamo di andarci. 

Alle 3 del pomeriggio il sole picchia inesorabile, lungo la strada troviamo aperto il piccolo oratorio di San Zenetto. Si dice che qui San Zeno, il patrono della città, venisse a pregare. All'interno è conservato un grosso sasso, molto antico, sul quale il Santo si sedeva a pescare nelle acque dell'Adige che scorre a pochi passi dalla chiesetta. Un uomo dalla vita semplice, pescatore di pesci e di anime. 

 

L'interno dell'oratorio è semibuio e deserto. Dall'esterno giungono ovattati i rombi dei motori dei partecipanti alla Mille Miglia.  Ci sediamo in un banco, il vecchio legno scricchiola. Barbara mi racconta un sogno significativo fatto qualche mese fa. E' un momento molto bello e intimo, misterioso.

Dopo la sosta in chiesa, andiamo al negozio che si trova in fondo alla strada. Si chiama Nel giardino di Cri e da anni è uno dei miai negozi più amati. La proprietaria ci accoglie con la sua simpatica cagnolina Trilly di 11 anni che si butta a pancia all'aria per ricevere le coccole. La signora ricorda bene il mio anello, ma dice che ora non ne fanno più, con delusione di Barbara, che però nota in una vetrinetta un altro monile di suo gusto: un anello a fascia decorato con fiori in smalto. Decide immediatamente che dev'essere suo. Desidera un ricordo di questa giornata di fine primavera passata a zonzo per Verona, un po' per consolare il dispiacere del cuore, un po' per concedersi una minuscola vacanza.

Sono le 17 quando la riaccompagno in stazione, sul binario 8 c'è già il Regionale per Venezia. Barbara sale, si sente un po' triste, come sempre succede alla fine di una bella gita. Con il pacchettino contentente il suo anello tra le mani mi manda un bacio. Le porte scorrevoli si chiudono, il treno si muove.

Io esco dalla stazione, stanca ma con l'animo leggero. Il sole è ancora alto nel cielo: in questa stagione le giornate sono lunghissime. Si avvicina il giorno di San Giovanni, bisognerà fare l'acqua magica con le erbe dei campi, come tutti gli anni. 

 

G. 

 

mercoledì 4 settembre 2024

Settembre in campagna

 

Settembre è iniziato per me nel migliore dei modi. Sono ospite per qualche giorno in un podere di campagna. Sono qui da lunedì. Fino ad ora il caldo afoso non ha dato tregua, ma oggi pomeriggio minacciose nuvole scure sono apparse all'orizzonte, in breve si è alzato un forte vento stizzoso che ha fatto vibrare le persiane. E' stato bello osservare lo spettacolo del temporale in arrivo dalle alte finestre della vecchia casa colonica. Tanto rumore per nulla. Uno scroscio di pioggia che non ha nemmeno bagnato la terra e poi tutto è finito. Il tempo rimane incerto, però, e per domani sono previsti altri temporali. 


Stamattina sono uscita presto nell'orto-giardino con il compito di dare da mangiare alle quattro galline. Una sta covando un ovetto che non si schiuderà mai, visto che qui non c'è il gallo. Ligia al suo compito, questa gallina nera si allontana raramente dal suo pagliaio, così, per paura che non mangi, le porto i semini  nel giaciglio. Questi animali sono simpatici e socievoli. Arrivano di corsa quando mi vedono e se mi attardo a girare per il podere, osservando le piante, o mi siedo a leggere sotto la pergola, loro vengono a razzolare lì vicino.

Il mattino, la tranquillità è assoluta. Durante questi tre giorni non devo lavorare, posso bere il caffè con calma e poi scendere nell'orto a guardare se ci sono novità e a godermi il frescolino delle prime ore della giornata. Stamattina grossi fiori di zucca brillavano in tutto il loro splendido giallo accecante e carnoso. Alcune zucche stanno già maturando per il prossimo mese. Sono riuscita a cogliere tre fichi dolcissimi e un paio di prugne deliziose. Nulla è più buono della frutta e degli ortaggi appena colti!


Dev'essere una grande gioia coltivare un pezzo di terra e poter mangiare le verdure nate dal nostro lavoro con la terra. Chissà se avrò mai questa soddisfazione?

Starò qui qualche altro giorno, poi, a malincuore, me ne tornerò alla mia vita tra città e montagna. Dopo questa breve esperienza penso che forse preferirei stare in campagna piuttosto che in montagna dove sto ora. Mi piacedrebbe avere un orto-giardino, anche piccolo, cosa che in montagna non ho.



Adesso smetto di scrivere. Sta scendendo la sera sui campi e voglio godermi lo spettacolo del tramonto, del buio che arriva e piano piano spegne tutti i colori.


Grazie a chi passa di qua e ancora mi legge.

G.

lunedì 22 luglio 2024

Cara Mira


Cara Mira,

sono passate due settimane dal giorno in cui sei andata via.

Oggi pomeriggio ho preparato il caffè macchiato con il latte di avena. Il suo sapore mi ha riportato in un lampo ai primi giorni di luglio, gli ultimi che abbiamo trascorso insieme. Facevo merenda con questa bevanda fredda e un biscotto alla cannella, lavoravo all'uncinetto una maglia azzurra e tu dormivi, ricordi?

Ti svegliavi e, zoppicando, venivi da me a chiedere la fettina di mela. Anche tu volevi la merenda.

Cara, dolce amica, anima pura, il mio misero cuore è con te ovunque tu sia.

La nostra amicizia è indissolubile, durerà oltre lo spazio e il tempo.


G.


 

giovedì 11 luglio 2024

Lettera a Mira


 

Carissima amica,

sei andata via una sera di luglio,  pochi giorni dopo il mio compleanno.

 Già da un paio di settimane eri stanca, ti mancavano le forze e io avevo capito che la Nera Signora ti aveva messo gli occhi addosso e si avvicinava a passi furtivi. Ho pensato: no, non il giorno del mio complenno. Siamo andate dal veterinario e abbiamo iniziato una cura per alleviare il dolore e darti forza. Ma sapevamo che la Nera Signora si aggirava nei dintorni, forse si era solo fermata nell'ombra ad aspettare. Per quattro giorni sei stata meglio, io ho annullato gli impegni per stare con te. E' stato il tuo regalo. Brevi giornate serene e semplici nelle quali abbiamo vissuto i piccoli piaceri di un cibo cucinato in casa, ci siamo sedute nell'erba e addormentate con la luce della luna e la brezza che entrava dalla finestra. La mattina ci siamo risvegliate insieme e abbiamo gustato la schiuma del cappuccino che ti piaceva tanto. Un tempo sospeso, una tregua che avrei voluto non finisse mai perchè sapevo che la separazione era vicina. Giorni che costituiranno un ricordo indelebile.  

Il sabato le tue condizione erano discrete e io speravo che la cura avesse fatto un miracolo, ma domenica sei peggiorata e il lunedì non ti reggevi in piedi. Te ne sei andata all'imbrunire. 

Dopo quasi diciassette anni di vita insieme la tua amica umana non riusciva a credere che tu non saresti più tornata. Per i primi due giorni mi è parso di vederti negli angoli della casa dove ti mettevi sempre a sonnecchiare. Invece erano le ombre della sera  a prendersi gioco di me. Aprivo la porta e mi sembrava di udire il ticchettio delle unghie sul pavimento e la notte credevo di sentire il tuo respiro. Illusioni. Nessun passo ora annuncia la tua presenza, nessun respiro, tutto è silenzioso. Il tuo collare, le ciotole, il carrellino dove ultimamente non avevi più piacere di salire... Tutto fermo, abbandonato.

La verità è che quando sei andata via anche un pezzetto di me si è dolorosamente staccato per venire via con te.  La mia parte segreta, la mia parte più vera, quella migliore. Un mito racconta che quando gli animali che abbiamo amato muoiono, una parte di noi li accompagna per un breve tratto nel Regno dei morti, ma ad un certo punto quel frammento deve tornare indietro e risalire. E quando risale alla luce del sole, si accorge di avere tra le mani una pietra preziosa.

Dove sei adesso, cara amica? Io non so dove cercarti. Vieni a trovarmi nei sogni, in modo che io possa rivederti ancora qualche volta. E quando sarà il mio momento di attraversare la Grande Soglia, vieni a prendermi, io ti aspetterò al cancello, fatti trovare.

G.

giovedì 20 giugno 2024

Chi l'avrebbe mai detto




 Nel mese di aprile ho deciso di affittare un locale nella mia città allo scopo di realizzare un progetto che mi frullava in testa da qualche anno: creare uno spazio di benessere emotivo grazie alla creatività manuale. E chi l'avrebbe detto che l'attività regina di questo progetto, quella più amata, anche dalla sottoscritta, sarebbe stata quella del lavoro all'uncinetto? Prima del 2016-17, nessuno, nemmeno io. Allora mi occupavo con molta passione di restauro e di pittura, come testimoniano i vecchi post di questo blog. Ma in quegli anni cominciai a percepire un forte bisogno di creare con le mani e con i fili; forse per assecondare inconsapevolmente la Penelope celata in ogni donna, non tanto nel suo aspetto più conosciuto di sposa fedele di Ulisse che fa e disfa la tela nell'attesa del suo ritorno, quanto nella sua accezione più antica, quella della dea inventrice della tessitura e della filatura della lana. Un tema che si trova nelle mitologie arcaiche delle civiltà mediterranee e che rappresenta, con il suo lavoro di tessere e disfare, lo svolgersi del destino umano, la vita e la morte. Il simbolo, bellissimo, dei cicli: la Natura che crea e distrugge se stessa. Forse è nascosto in questo archetipo antichissimo l'inspiegabile bisogno di intrecciare nodi all'infinito. Un bisogno che con la pratica diventa una necessità essenziale e quotidiana di tutte le persone alle quali insegno a lavorare con i filati. Certo, oggi la scienza lo spiega a modo suo e cioè con gli studi fatti dalle università che dimostrano come l'azione ripetitiva del lavoro a maglia-uncinetto provochi nell'organismo lo sviluppo di endorfine, gli ormoni che ci fanno stare bene. Questo è sicuramente vero, ma può essere valido solo per chi ha già sperimentato la pratica del lavoro; ma come la mettiamo con i principianti? Cosa fu a spingermi otto anni fa a prendere in mano l'uncinetto per la prima volta? Cosa spinge le ragazzine di 11 anni che vengono a lezione a sedersi per due ore snocciolando chilometriche catenelle, con la ruga di concentrazione che si forma sulla giovane fronte? Recentemente una mamma ha accompagnato la bambina al mio corso: " Sofia vuole assolutamente lavorare all'uncinetto" mi ha detto. Durante l'ora di prova anche la mamma ha incominciato ad annodare le catenelle e alla fine non voleva più smettere. Risultato: entrambe si sono iscritte.


E chi l'avrebbe mai detto che insegnare a intrecciare fili sarebbe stata l'attività che mi rende più felice? Solo qualche anno fa non l'avrei immaginato. Mi piace vedere come le persone vengano ai miei corsi spinte da un bisogno inesplicabile, senza nemmeno sapere come si maneggia un uncinetto e dopo qualche mese riescano a creare lavori belli e colorati. Mi piace vedere come si appassionino, come siano felici e soddisfatte delle creazioni che escono dalle loro mani, come siano entusiaste davanti ai colori dei gomitoli, curiose di capire e di sperimentare. Ieri un'allieva raccontandomi della depressione di una sua amica, mi ha detto: "Sono cose che possono capitare a tutti, bisogna stare attenti ai primi segnali. Ma a noi non capiterà perchè abbiamo l'uncinetto." E io ho compreso perfettamente il significato di quelle parole. Non è solo questione di endorfine, come dice la scienza, è qualcosa di molto più misterioso. Una scintilla antica e magica che si accende dentro di noi.




domenica 28 gennaio 2024

L'odore della nebbia

 


Venerdì mattina la città mi ha accolta velata da una nebbia buia e fitta. Da me, in montagna (montagna si fa per dire, visto che sono 700 metri), quando in pianura c'è la nebbia, il cielo invece è sereno. Anche lì a volte scende la nebbia, ma è una nebbia diversa. Appare all'improvviso nel bel mezzo di una mattinata tersa; arriva veloce come un fumo misterioso che spira dai versanti delle montagne, come se fosse un'emanazione dello spirito del bosco. In poche decine di minuti tutto il paesaggio cambia, perde la sua allegra limpidezza e si fa cupo, indefinito.Nelle strade, tra le vecchie case, nei sentrieri, la foschia cammina e si insinua nei pertugi più nascosti dei casolari in rovina come un'entità soprannaturale. Questo sconcertante mutamento del paesaggio non dura per ore o giorni, come in pianura, poco dopo la nebbia si dissolve liberandolo dalla sua fredda coltre. Succede, alcune volte, di ammirare dalla finestra di casa il cielo azzurro, poi impegnarsi  per una mezz'ora in qualche occupazione e quando si torna a guardare dalla stessa finestra vedere il panorama completamente mutato da un manto di nebbia lattiginosa. L'impressione è quella di trovarsi all'improvviso in una realtà parallela, come succedeva nella serie televisiva Stranger Things.



Ho letto che la nebbia non può avere odore perchè si tratta di minuscole goccioline d'acqua sospese in aria, invece, secondo me, un odore ce l'ha. E' un po' acre, metallico, mi ricorda quei festoni argentati o dorati che si usavano negli anni Ottanta per decorare l'albero di Natale. O forse lo associo a quelli perchè in quegli anni io ero bambina e la nebbia faceva la sue prime comparse nelle settimane che precedevano le Feste. Mi piacevano molto quei brevi pomeriggi di nebbia del tardo autunno, quando le tenebre scendevano presto e dalla finestra della mia calda cameretta guardavo le strade inghiottite da quella vaporosa magia. I pochi passanti infreddoliti camminavano veloci tenendosi la sciarpa sul naso, il rumore ritmico dei tacchi delle loro scarpe sul marciapiede umido riempiva l'aria densa per qualche minuto, fino ad affievolisrsi e scomparire. Allora immaginavo che quelle persone fossero finalmente arrivate a casa e si  affrettassero a chiudere  la porta per impedire a un qualche mostro della nebbia o fantasma di entrare. La sera, a letto, era bello ascoltare questi rumori farsi sempre più radi. Così mi lasciavo vincere dal sonno, immaginando i misteri che potevano celarsi là fuori, nella notte nebbiosa.



sabato 25 novembre 2023

Vento

 

Stamattina, mentre facevo colazione, ho visto dalla finestra il vento compiere allegre coreografie con le foglie degli alberi, ormai completamente vestiti d'autunno. Il cielo era limpidissimo e dalle montagne soffiava un vento gelido, impetuoso che staccava le foglie e le trascinava ovunque nell'aria. Sembrava di assistere ad una magica nevicata di foglie color oro e ruggine.

In questo fine settimana mi ritrovo inaspettatamente libera, visto che sono saltate due giornate di lavoro che avrei dovuto fare. Meglio così. Ieri ho lavorato per dieci ore in mezzo alla confusione dell' odioso e inutile Black Friday e oggi sono davvero felice di poter stare in solitudine e silenzio ad occuparmi del blog e del mio piccolo negozio online. Sono pronte le bellissime casette in carta riciclata e i sacchettini con i marcapunti natalizi! Dopo pranzo caricherò le inserzioni dei prodotti che saranno disponibili per chi vorrà fare un piccolo regalo realizzato a mano (Qui il negozio).

Giovedì ho terminato con le allieve del mio corso la prima icona iniziata a marzo. Dopo la pausa dell'estate, necessaria alla completa asciugatura della tempera, ci siamo ritrovate in una giornata full-immersion dedicata alle ultime rifiniture e alla verniciatura. Ci siamo portate anche il pranzo e Maria Stella ci ha rifocillato con una buona crostata pere e cioccolato. 


E' stata una bellissima esperienza.

 Grazie a chi ancora passa di qua e mi legge.


G.


domenica 5 novembre 2023

Scende la sera

Scende presto la sera a novembre.  Dopo una mattinata di splendido sole e cielo limpido, preannuncio dell'Estate di S. Martino, il cielo si è pian piano incupito e ora, nella luce smorta del crepuscolo, ha ripreso a piovere. Un tempo i contadini non uscivano di casa dopo il calar della sera, in questo periodo. Temevano di incontrare gli spiriti dei morti che nelle notti tra il 31 ottobre e l'11 di novembre vagavano per le strade solitarie, attratti dal suono delle campane alla ricerca delle case in cui avevano vissuto. Per questo si lasciavano dei lumicini accesi sui davanzali delle finestre e delle offerte di cibo affinchè i defunti non si arrabbiassero.

Anch'io mi rifugio nel caldo conforto della mia casa.

L'autunno è arrivato in grande spolvero. Giorni e giorni di vento e forte pioggia hanno ingrossato fiumi e torrenti. Anche l'Adige è in piena.

 

Ho fatto il dolce dei Morti. Si tratta di una ricetta antica e semplice che regala tanta soddisfazione con il suo profumo di pane dolce che si diffonde in tutta la casa.


L'impasto somiglia a quello della Torta delle Rose ma non c'è il burro, solo olio, latte, uova, farina, lievito di birra e tante ore di lievitazione. Per decorare e insaporire  ho messo canditi, noci, uvetta, mandorle e per finire ho preparato un po' di glassa con latte, zucchero a velo e limone e ho spennellato la superficie del dolce per renderla lucida. Il risultato è una delizia.



Un caro saluto a voi che passate di qua e lasciate un commento. Sappiate che li leggo tutti e pian piano risponderò.


G.


giovedì 26 ottobre 2023

La magia perduta


 Ci sono stati periodi della mia vita in cui avevo la percezione che il mondo fosse un posto magico, o meglio, non era il mondo, ero io ad essere in grado di creare piccole magie.

Avevo forse  dieci o undici anni quando trovai nel parco davanti a casa un comunissimo pezzo di legno che divenne la mia bacchetta magica.Il 4 di ogni mese la misteriosa regola che mi ero inventata mi imponeva di esporre il bastoncino all'influsso della luna per tutta la notte e così la sera lo deponevo all'esterno dell'uscio per poi recuperarlo all'alba del giorno successivo.Ricordo che in quei momenti lo osservavo convinta che quell'esposizione lo avesse caricato di nuovi poteri magici. All'interno dello stesso parco, poi, c'era un albero con le fronde ricadenti che io avevo eletto come portale magico. Passare in un certo modo attraverso quei rami significava entrare in un luogo stregato. Questo mondo immaginario, di certo fortemente influenzato dai cartoni animati giapponesi delle "maghette" uscite dallo Studio Pierrot,
tanto popolari in quegli anni, mi dava la forza per affrontare il tedio della scuola, che detestavo, e il bullismo di alcuni compagni.

Molti anni dopo, quando avevo ormai quarant'anni suonati, ci fu un periodo nel quale percepii di nuovo la magia. Non avevo più la bacchetta fatta di legno né l'albero-portale, ma con il potere del desiderio riuscii davvero a compiere tante magie inaspettate, come non avevo mai fatto prima.

 Uscivo da una separazione dolorosissima, avevo un lavoro pesante che non mi piaceva e dovevo trovare una nuova casa. Tutto sembrava andare storto. Mi alzavo la mattina e sentivo la nausea che mi chiudeva lo stomaco, inoltre mi ammalavo in continuazione per lo stress. Eppure, io avvertivo in un angolo nascosto della mia anima che mi spettava un risarcimento. Qualcuno ha scritto che le cose più strane succedono in autunno e infatti in quell'autunno accaddero molte magie. Tra ottobre e dicembre tutto cambiò in meglio. Però, l'aspetto che ricordo con maggior piacere e stupore di quel momento, non sono tanto gli avvenimenti, quanto la misteriosa percezione che tutto fosse possibile allora, per me. Bastava desiderarlo. Fu un dicembre bellissimo. Ricordo l'odore del freddo nebbioso nelle strade illuminate dalle luci di Natale... un tempo così intenso e breve. Poi, come sempre succede, tutto cambiò di nuovo e l'incanto perse colore fino a sbiadirsi.

E adesso, dov'è quella magia? Oh, vorrei tanto ritrovarla!


 
Grazie dei commenti che mi avete lasciato, sono stati una bella sorpresa.

Un saluto a chi passa di qua.


G.

domenica 8 ottobre 2023

Domenica solitaria

 

Anche oggi il cielo è azzurro, la temperatura ora è di 27 gradi e la giornata è estremamente piacevole.

Avevo organizzato un pomeriggio al vivaio con Monica per comprare delle nuove piantine di ciclamini e crisantemi, ma purtroppo stamattina la mia amica non si sentiva in forma a causa di un'emicrania e così abbiamo rimandato. Peccato.

Sto trascorrendo un pomeriggio solitario. La brezza autunnale soffia tra le chiome degli alberi, ancora indecisi tra il verde e il giallo. La domenica c'è quasi silenzio nelle strade. Solo voci lontane e indistine e qualche rumore di stoviglie che arriva dalle finestre ancora aperte delle case qui intorno. Qualcuno si fa il caffè dopo pranzo... che buon profumo!

Mi spiace per l'appuntamento saltato di oggi, ma in realtà sto bene qui, in silenzio. Mi rilasso dopo una settimana un po' stressante, piena di impegni e chiacchiere. Ieri sono tornata a casa con il mal di stomaco per la tensione, di conseguanza oggi desidero tranquillità.

Faccio un po' quello che mi viene in mente. 

Guardo l'armadio dei miei filati: sono sempre affascinata da tutto quell'insieme di colori e dal profumo della lana. Immagino possibilità infinite di lavori meravigliosi!

Il pomeriggio è gradevole, vorrei fare una passeggiata, però non ho molta voglia di incontrare persone ed essere costretta a fermarmi per fare conversazione.

Forse mi preparerò un caffè e starò qui a leggere e lavorare all'uncinetto.

 

Un saluto a chi passa di qua e mi legge.

 

G.


mercoledì 4 ottobre 2023

L'autunno è nell'aria

 

 

Oggi è la prima giornata degna di essere annoverata nel mese di ottobre. Ho trovato e fotografato numerose piante di topinambur con i loro splendidi fiori gialli, segno che l'autunno ormai è arrivato. Il cielo è grigio, un vento tiepido  agita le chiome degli alberi che iniziano a macchiarsi di giallo e di ruggine.

 


Sono fiera di me perchè questo è il quarto giorno consecutivo in cui mantengo il mio proposito di scrivere una pagina di diario. Vedo che nessuno ha commentato, ma non importa. Mi piace tornare qui, mi sembra di essere in un luogo tranquillo e rassicurante, così diverso dagli altri spazi sui social... Rileggo con estremo piacere i vecchi blog che seguivo e mi dispiace davvero tanto che molti di essi non vengano più aggiornati. Uno di questi è Sogni di Lana, il blog di Silvia che ho sempre adorato. Purtroppo non pubblica più dal 2019. Proprio da uno dei suoi post ho preso spunto per iniziare a confezionare i regali di Natale.

 


Ho unito questi due gomitoli di mohair color senape e filato Botto di Lollocrea color ocra per creare una fantastica Sciarpa Fiorellosa che ho visto sul blog di Silvia. E' davvero un' idea graziosa!

Dovrei finire anche il maglione a punto granny perchè forse tra un mesetto sarà ora di indossarlo. Come sempre, i miei propositi di finire un progetto a maglia o uncinetto prima di cominciarne uno nuovo, non vengono rispettati. Vedo un bel filato, uno spunto ed ecco che non posso star ferma!

Vorrà dire che per oggi smetterò di scrivere e andrò avanti con la mia Sciarpa Fiorellosa.

Nei prossimi giorni dovrò tassativamente riprendere in mano pennelli e colori per dare inizio ad una nuova icona, un Sant'Antonio, richiestomi per dicembre.


Un saluto a chi ancora passa di qua e mi legge.


G.

martedì 3 ottobre 2023

Diario di campagna di una signora inglese di Edith Holden

Desideravo una copia del "Diario di campagna di una signora inglese" già da qualche anno, tuttavia il libro era andato fuori catalogo e le uniche copie che si trovavano in commercio erano vecchie edizioni usate. A me piacciono i libri usati, ne posseggo parecchi, però questo risultava difficile da trovare. Poi Elliot edizioni lo ha ristampato nel maggio 2023 e quindi ho potuto finalmente acquistare il libro nuovo!

Il Diario di campagna è una raccolta di poesie, proverbi, citazioni, annotazioni personali, osservazioni, sulla flora e la fauna selvatica della campgna in cui l'autrice si recava per le sue passeggiate nelle varie stagioni. Il testo è arricchito da bellissime illustrazioni fatte a matita ed acquerello dipinte dalla stessa scrittrice, la quale era un'insegnante di pittura e un'illustratrice tra fine Ottocento e primi anni del Novecento. Il libro doveva esse da esempio per le allieve dei suoi corsi, non era destinato alla pubblicazione; ma nel 1977, oltre cinquant'anni dopo la morte dell'autrice, una pronipote lo trovò tra le vecchie carte di famiglia, rimase colpita dalla bellezza delle illustrazioni e decise di pubblicarlo. Il libro ebbe un immediato successo e divenne un testo di culto per gli amanti della natura.


 

Io adoro questo genere di libri, li trovo così gradevoli, rilassanti ed ispiranti che non posso fare a meno di sfogliarli e leggerli innumerevoli volte. Mi piace moltissimo la narrazione sottoforma di diario. Quelli che già posseggo e tengo come tesori sono: L'orto di un perdigiorno di Pia Pera, Il sentiero alpino, Le Stagioni di Lucy Maud Montgomery. Questo mese si sono aggiunte due nuove entrate: Foliage-Vagabondare in autunno di Duccio Demetrio, trovato in un angolo per lo scambio gratuito dei libri particamente intonso e oggi è arrivato il Diario di campagna.
 


Edith Holden subì un tragico e misterioso destino. Durante una delle sue passeggiate nella campagna sparì e venne trovata annegata nel fiume in una mattina di marzo. Si pensò che nel tentativo di raggiungere  un ramoscello fiorito per dipingerlo fosse scivolata e caduta in acqua, trovando la morte facendo quello che più amava.


Un caro saluto a chi ancora passa di qua e mi legge.


G.

lunedì 2 ottobre 2023

Godersi le tregue

 

Fa ancora molto caldo, in questo inizio di ottobre. Le giornate sono soleggiate e splendide, la temperatura anche oggi nelle ore centrali ha raggiunto i 28 gradi.  Sul mobile dove ripongo i filati e gli arnesi da lavoro ho creato un angolo autunnale con le zucche di lana e un simpatico fungo di stoffa fatto dalla mia amica Lara. E' il mio angolo preferito, ogni giorno lo guardo e mi rallegra. Ma l'estate non cede il passo.

Quest'estate 2023 che è stata un'altalena di preoccupazioni, piccole o grandi, per la salute (mia e di persone care) e tregue di spensieratezza che bisogna godersi perchè non si sa quando e dove arriverà il prossimo assalto. Ho iniziato io a maggio con il mistero, ancora irrisolto, dei linfonodi ingrossati; poi la mia migliore amica che i medici avevano spaventato tantissimo prospettando un tumore osseo, facendole fare mille esami e una visita a Bologna da uno specialista rinomato il quale, fortunatamente, ha escluso la brutta malattia ridimensionando tutto e dicendo che si poteva risolvere il problema con delle semplici infiltrazioni di acido ialuronico al ginocchio. Ora è il turno di mia sorella. Stamattina l'ho accompagnata in ospedale per fare un esame che avrebbe dovuto essere chiarificatore di una situazione che la preoccupa e invece è uscita carica di dubbi più grandi rispetto a prima. Nei prossimi giorni dovrà effettuare altri esami dai quali si spera di avere una risposta certa.

Stamattina, mentre aspettavo in ospedale, ho lavorato all'uncinetto una nuova sciarpa con questi bellississimi marroni caldi. Il filato è Ellen di Lollocrea. Consiglio vivamente di portarsi un lavoro all'uncinetto o a maglia in queste situazioni: rilassa moltissimo.





Abbiamo poi preso al bar vicino all'ospedale un cappuccino e una tortina alle mandorle a carote che era deliziosa. Non ce la siamo goduta molto perchè eravamo deluse dalle incertezze della mattinata.


Spero arrivino buone notizie nei prossimi giorni. Intanto saluto chi ancora passa di qua e mi legge.


G.

domenica 1 ottobre 2023

Sono passati dieci anni

 

Sono passati già dieci anni dall'apertura di questo blog. Ed ora, in questo inizio di autunno, eccomi di nuovo davanti allo schermo, intenta a cercare di ricordarmi come si scrive un post. Sembra ormai una cosa d'altri tempi! Il blog è invecchiato come sono invecchiata io che ora, per scrivere, indosso un paio di occhiali rossi. Ma l'autunno è una stagione speciale - probabilmente la mia preferita- essa suscita in me due sentimenti contrastanti: l'entusiasmo di nuovi progetti e il desiderio di silenzio e raccoglimento, la nostalgia. Perciò sono tornata qui a ricominciare una vecchia abitudine.

Ho riguardato l'elenco dei blog che seguivo: sono rimaste davvero poche le autrici attive. Tanta ammirazione a chi ha continuato in questi anni a portare avanti con costanza il proprio diario virtuale. Ho sentito spesso il richiamo di tornare a scrivere, ma negli ultimi anni sono stata distratta. Ho ottenuto tante cose nuove e ne ho perse altre. E' successo di tutto e non è successo niente. A volte, sembra che la vita ti porti a percorrere strade tortuose, grandi giri panoramici, per poi ritrovarti al punto di partenza. Sì, allo stesso punto, ma con un bel bagaglio di esperienza in più. Alla fine, forse, è questo che dobbiamo fare in questa esistenza.

Un tempo mi risultava facile scrivere il blog, avevo tante cose da raccontare e creavo post lunghi; ora ho perso l'abitudine, le mie dita sulla tastiera procedono impacciate. Scrivo, ma per chi? Questo blog ha sempre avuto un seguito molto esiguo e ora non è rimasto nessuno a leggere. Scriverò per me.


G.

mercoledì 11 settembre 2019

A settembre, nel giardino segreto



Nell'aria di settembre c'è qualcosa di magico e misterioso.
La morsa del caldo di agosto allenta la presa, arrivano i temporali e le piante riprendono vigore, quasi fosse una seconda primavera, prima del freddo.
Durante la passeggiata di stamattina ho visto uno scoiattolo fermo sul tronco di un albero. Con il piccolo naso ha fiutato l'aria nella mia direzione e appena ho mosso un passo ha spiccato un balzo verso il ramo di un cipresso al di là del muro dell'antico giardino ed è scomparso nel verde.
E' una bella giornata di fine estate. Il cielo azzurro, a tratti  velato di nuvole bianche  filamentose, simili a lana. L'aria fresca fa frusciare le foglie.
Quasi ogni giorno vengo qui a camminare con Mira, dietro le mura del Castello di San Felice. Sotto di noi  l'enorme giardino  cinquecentesco del palazzo dei Conti Giusti; e poi la città con la sua vita e il suono delle sirene di un'ambulanza che giunge smorzato, quasi irreale, in questo luogo deserto. A quest'ora del giorno, infatti, nessuno viene qui a  passeggiare con il cane.
 Vecchie mura e cipressi  verde cupo contro il cielo azzurro.  Sembra di stare in un giardino segreto, un hortus conclusus medioevale in cui i monaci coltivavano le loro erbe medicamentose.

lunedì 20 maggio 2019

L'orgoglio della solitudine

Venerdì scorso ho incontrato una signora per lavoro. Alta, ben vestita, rossetto e smalto rosso scuro, non bella ma piacevole ed originale, intelligente, aperta, curiosa; età intorno ai cinquanta. Indossava una collana con i nomi di due cani, suoi compagni di vita. Un lavoro in ufficio, un domestico che le pulisce casa... Non abbiamo parlato molto e non siamo diventate amiche, ma questa donna, nel breve tempo in cui siamo state assieme, mi ha trasmesso una cosa strana, alla quale non avevo mai pensato: l'orgoglio della solitudine.
Che cos'è?
L'orgolglio della solitudine è sentirsi bene nella propria vita, accettandosi per ciò che si è, valorizzando e coltivando le proprie passioni. E' apprezzarsi e stimarsi, non perchè abbiamo intorno qualcuno che ci fa sentire apprezzabili, ma perchè noi ci stimiamo con  le nostre mancanze, i nostri pregi e le rughe sul viso.
 L'orgoglio della solitudine è la fierezza di camminare a testa alta nelle vie della città, senza sotterfugi  e senza dover rendere conto a nessuno. Essere persone integre.
 E' andare al cinema o in spiaggia da soli senza sentirsi in imbarazzo.
E' abbandonare l'idea di essere persone fallite perché un pincopallino ci ha lasciate all'improvviso per mettersi con una più giovane, più benestante o con un lavoro migliore. Alla fine, noi siamo capaci di stare da sole, lui no.
E' essere in grado di dare amore ma smettere di soffrire per chi non ci ama. 

          G .

lunedì 31 dicembre 2018

All'alba, nelle strade deserte

La mattina del primo dicembre, all'alba, la cagnetta mi ha svegliata. L'ho guardata dirigersi verso la porta scodinzolando: desiderava uscire. Ogni tanto fa così. Mi costringe ad alzarmi  in orari improbabili per portarla fuori a fare pipì e a mangiare  qualche ciuffo d'erba.
Il primo dicembre mi sono svegliata e il sonno mi è subito passato; mi sono vestita, le ho meso il guinzaglio e siamo uscite nelle strade silenziose  della mattina di un sabato di fine autunno. Fino al giorno prima mi sarei innervosita per quella levataccia fuori programma, ma questa volta no. La sera precedente  avevo appreso, tramite un laconico messaggio su Whatsapp, di non avere più un lavoro. Semplicemente, il contratto dell'ultimo impiego che avevo trovato non era stato rinnovato  e di conseguenza mi liquidavano in quel modo, senza nemmeno un po' di preavviso. Ma ormai, si sa, funziona così. Lavoratori spremuti come agrumi, schiavi precari ricattabili e poi, finito il bisogno, gettati nel pattume.
"Tutti utili, nessuno indispensabile!" tuonava quasi ogni mattina la responsabile del Controllo Qualità che ci veniva a fare  la riunione motivazionale. Trenta minuti di puro terrorismo psicologico più volte la settimana, ecco il suo modo di creare la squadra perfetta. Si credeva la più capace di tutti. Minacce di licenziamento, sanzioni, urla... erano il suo metodo per motivare. Altrochè. A riunione finita, invece di pensare: " Sììì, siamo una squadra fortissimi" avevi voglia di appiccare fuoco a tutto lo stabile. Un ambiente davvero pessimo. Dispetti, sgambetti, vendette... e se avevi bisogno erano ben pochi i colleghi disposti a darti un aiuto. Nonostante tutto ciò, la sera del 30 novembre, la notizia del mancato rinnovo mi aveva guastato la cena. Mi ero concessa anche qualche lacrimuccia al telefono con una persona amica che avevo chiamato per sfogarmi; perché trovarsi da un momento all'altro senza lavoro, con i conti da pagare, è sempre un trauma, anche se si è ormai abituati a questa vita da precari. E poi, era l'ennesima FINE  che ero costretta a subire  in questi due anni pazzeschi. Oltretutto, avevo investito  tanta energia  in quell'impiego, erano stati mesi molto faticosi ed ero stata trattata così male in quel posto di lavoro, mi ero sentita così angosciata e la qualità della mia esistenza si era fatta così scarsa che mi chiedevo ogni giorno che cosa avessi fatto di tanto terribile per finire in quel modo. Però era il lavoro che mi permetteva di mantenermi. Allora, avrei dovuto sentirmi depressa e delusa... Invece, all'alba del primo dicembre, nelle strade deserte, mentre salivo lungo la via che porta alle mura antiche e guardavo la città sottostante, mi sono sentita FELICE. Non sollevata o rilassata: proprio felice! Ebbene sì, avevo perso il lavoro ed ero felice come non mi ero mai sentita da tempo immemorabile. Libera di scegliere un percorso nuovo.
Nemmeno una settimana dopo, ho trovato un altro lavoro.

Bisogna mantenere la calma e avere fiducia nella propria capacità di uscire dalle sabbie mobili. In un modo o nell'altro, se ci crediamo, se teniamo a noi stessi, la nostra essenza intangibile ci porterà fuori, a riveder le stelle.




Un abbraccio e buon anno a chi di voi ancora passa di qua.

martedì 19 giugno 2018

Finalmente si fa sul serio!

A volte dobbiamo perdere qualcosa che amiamo molto per ritrovare la nostra vera vita. E' triste, ma è la realtà... (o forse me la sto raccontando per creare una giustificazione che renda più dolce la situazione?). Comunque sia, negli ultimi mesi il progetto di cambiare vita e trasferirmi in montagna ha preso il volo. Ci sto investendo tutte le mie risorse e finalmente si fa sul serio! E' come se prima il mio percorso fosse reso incerto da sabotatori misteriosi che spargevano ostacoli lungo la strada, mentre ora quel percorso è libero e io non devo fare altro che seguirlo fino in fondo con  determinazione e gioia. Sì, gioia, poichè è ciò che ho sognato per anni, tuttavia nella vita la beffa non manca mai. Pensavo di arrivarci con la mia famiglia, con i miei affetti più cari, invece ci sto andando da sola e questo rende alcune giornate tristi, alcuni momenti, che avevo immaginato di vivere con entusiasmo condiviso, mi lasciano invece un sapore amarognolo. Questo non va bene, mi fa rabbia. La scelta è mia, il desiderio è mio: voglio imparare a gioire bastando a me stessa, basandomi sui miei progetti e sui miei sogni. Non voglio rovinarmi quest'estate così particolare e importante! E' il famoso bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Se io penso alla perdita subita, mi dispero vedendo davanti a me lunghe giornate afose fatte di solitudine e rimpianto; ma se io guardo il bicchiere mezzo pieno, vedo un'estate bellissima, una stagione luminosa di possibilità nuove e vero cambiamento.
 Ho trovato finalmente due lavori part-time che si incastrano perfettamente l'uno con l'altro: dimostratrice e consulente per una ditta di colori in un grande negozio dedicato al fai-da-te il fine settimana e negli altri giorni conduzione di laboratori creativi per bambini in un centro estivo mezza giornata. Sono due lavori che mi piacciono  ma che purtroppo a settembre termineranno e allora dovrò ricominciare la ricerca... pazienza, per ora non ci voglio pensare.
Nei giorni liberi salgo al paesino e comincio a preparare la casetta per il mio trasferimento.

Per il momento sto tinteggiando le pareti. Ci sono ancora parecchi lavori da fare e qualche incognita, di conseguenza non mi esprimerò sul periodo in cui avverrà il trasloco, anche se, nella mia testa, la data è fissata, ma per scaramanzia non l'ho rivelata a nessuno!