martedì 31 dicembre 2013

Lista di piccole cose belle di fine anno

                                                                                  


Stasera voglio mettere in pratica anch'io qui sul blog l'idea della lista delle piccole cose positive accadute in questi giorni di festa, perchè trovo sia utile ricordare ogni tanto a se stessi che la vita è bella, basta saper apprezzare ciò che si ha e ciò che si è nel presente.

E allora, ecco la mia lista di piccoli piaceri di fine-inizio anno.

La passeggiata di oggi pomeriggio al lago con il mio compagno: finalmente un momento di relax tutto per noi dopo un periodo pieno e stressante. Lui che voleva regalarmi degli orecchini visti in un negozietto etnico, io che non volevo spendere soldi in oggetti futili; alla fine abbiamo risolto il conflitto decidendo di andare a gustare un bella cioccolata bollente in un baretto riscaldato da una stufa.
 Ho scattato le foto della chiesetta illuminata e del porticciolo nella luce di un tramonto freddo e limpido.


Tornare a casa e trovare l'albero con le lucine e l'atmosfera calda ed accogliente del salotto, lasciando agli altri gli interminabili e spesso noiosi cenoni di Capodanno.


Il piacevole pranzo in osteria il giorno di Natale con mamma e sorella, solo noi tre. E poi, nonostante il tempo da lupi, la passeggiata in centro storico con le viuzze illuminate e la visita alla mostra Verso Monet, che mi è piaciuta molto.


Avere tempo per cucinare i cibi della tradizione, quelli il cui profumo riporta immediatamente alla memoria i giorni di festa di quando si era bambini, con la mamma e la nonna che mettevano a cuocere il brodo fin dal mattino presto in modo che per il pranzo fosse pronta la mitica pearà.







Riuscire a mettere un po' d'ordine in laboratorio, dopo mesi di confusione e scatoloni spostati da un angolo all'altro e proseguire con più soddisfazione nella cura dei pazienti da rimettere in forma.





La sera, nelle ore tranquille del primo pomeriggio o durante la colazione, avere la possibilità di prendersela con calma e proseguire con la lettura dei libri scelti per queste feste.
 I libri: maestri, amici e compagni di viaggio.


Ed infine, l'immancabile e preziosa compagnia della mia amica a quattro zampe e le nostre passeggiate quotidiane.



BUON ANNO cari amici, a presto!!!

martedì 24 dicembre 2013

Auguri amici!

Natività, opera di Laboratorio Oltremare ispirata a modelli antichi

Carissimi, un breve post per augurarvi buone Feste.
In questi giorni ho avuto qualche piccolo momento di sconforto dovuto alla precarietà del lavoro e alla consapevolezza di non poter fare nulla per cambiare le cose. A volte si respira un'atmosfera pesante e soffocante, penso la sentiate anche voi. E' difficile trovare sempre l'entusiasmo per andare avanti, in questo Paese, soprattutto negli ultimi anni... Ma non scrivo nulla di nuovo, tutti voi lo sapete e vivete sulla vostra pelle le difficoltà di questo momento...

Vi auguro di riuscire sempre a percorrere la vostra strada, non importa quale essa sia, l'importante è che percorrerla vi dia gioia e serenità. Vi auguro di trovarla, se ancora non ci siete arrivati, e di camminarvi sempre all'interno, anche se, talvolta, qualcuno o qualcosa tenterà di farvi sbandare e di mandarvi fuori carreggiata... Anche questo non è nuovo e non l'ho certo inventato io: conosci te stesso e sarai felice. Sembra semplice ma non lo è.

Auguri, di cuore, a tutti!!!


martedì 17 dicembre 2013

Pulitura di un dipinto olio su tavoletta lignea - video -



Bloccata in casa dalla febbre, mi sono dedicata con piacere alla pulitura di questa piccola e graziosa Madonnina che devo terminare entro sabato.
L'aspetto positivo di fare questo lavoro con il naso tappato dal raffreddore è che non si sentono gli odoracci dei solventi, il che non significa che aspirarli non faccia male!

Ecco un breve video in cui mostro, a chi di voi fosse curioso, alcuni passaggi della pulitura.

video

Un saluto, amici, a presto!

venerdì 13 dicembre 2013

Cara Santa Lucia...







Qualche giorno fa, in mezzo ai libri, ho ritrovato tre vecchissimi quaderni di scuola. Non si tratta di  quaderni qualsiasi tra i tanti usati durante gli anni della scuola, ma dei primi tre quadernini sui quali ho incominciato a scrivere in prima elementare. Che strana sensazione rivedere i coloratissimi scarabocchi che facevo quando ero una bimbetta di sei anni...

Ho trovato questo disegnino che rappresenta una Santa Lucia bionda, tutta sghemba, con le braccia che sembrano stecchi, il viso sorridente senza occhi, vestita di un luminoso abito lungo color oro, molto impegnata a sistemare i giochi da consegnare durante la notte ai bambini bravi.


Le frolline di Santa Lucia, dolcetto tipico di questo periodo


Nella mia zona Santa Lucia è una ricorrenza molto sentita nelle famiglie.
 Quando ero piccola, a casa mia, era attesa più del Natale, perchè non erano Babbo Natale o Gesù Bambino a portarci i doni, ma la misteriosa Santa siciliana che, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, attaccava al suo fido Asinello un carrettino di legno colmo di giocattoli e dolciumi e, insieme al Gastaldo, il suo aiutante con il tabarro nero e il cappello in testa, partiva per il suo viaggio fatato, visitando silenziosamente ogni casa in cui viveva un bimbo bravo ed obbediente.
Era necessario prepararsi alla notte del 13: bisognva dar retta ai genitori, comportarsi bene a scuola ed evitare di fare capricci, soprattutto dopo il tramonto! Infatti nelle sere precedenti la fantastica notte, Santa Lucia passeggiava per le strade nebbiose fermandosi di tanto in tanto sotto le finestre illuminate delle case per ascoltare le voci dei bambini. Se udiva capricci o rimproveri, lanciava immediatamente nella stanza alcuni pezzi di carbone, se, al contrario, il comportamento tenuto dai bimbi era di suo gradimento, ecco arrivare da chissà dove una manciata di caramelle! Ricordo che con mia sorella fissavamo attentamente il soffitto o il muro per cercare di individuare il magico buco che si apriva e si richiudeva in un lampo  per far passare i dolcetti .

Santa Lucia si annunciava suonando una trombetta dorata o facendo tintinnare un campanello di cristallo. E non bisognva sfidarla, scherzare con lei o - peggio del peggio! - spiarla mentre entrava in casa, perchè poteva accecarti lanciandoti la sabbia negli occhi! Infatti Santa Lucia era molto amata da noi bambini, ma anche temuta. Non era una giocherellona ridanciana come, che so, Babbo Natale, eh no! Santa Lucia era una santa, in fin dei conti si trattava dello spirito di una fanciulla morta in modo orribile secoli prima, stiamo parlando di un vero e proprio fantasma, non c'era molto da scherzare!

Giunti infine alla fatidica notte, bisognava sforzarsi di andare a letto presto, cosa molto difficile, visto l'entusiasmo e la grande attesa per l'avvenimento imminente. Prima, però, era d'obbligo disporre su un tavolino delle cibarie per rifocillare i prodigiosi personaggi; così preparavamo  il latte e qualche biscotto per la Santa, il fieno o una carota per l'Asinello e un bicchiere di vino per il Gastaldo.
Fatto questo, correvamo sotto le coperte, stando bene attenti a tenere gli occhi chiusi per paura della sabbia; anche nel caso avessimo udito qualche misterioso rumore in casa, dovevamo rimanere a letto, fermi e zitti, altrimenti Santa Lucia si sarebbe arrabbiata e, invece dei doni, ci avrebbe fatto trovare un misero sacco pieno di carbone.

La mattina seguente, l'incantesimo si era compiuto. Ci alzavamo prestissimo con il cuore in gola per l'emozione e correvamo a vedere se Santa Lucia aveva visitato la nostra casa.

E da voi, si festeggiava Santa Lucia?

domenica 8 dicembre 2013

Finalmente Dicembre!





Carissimi, è arrivato finalmente il mese più suggestivo dell'anno.
 Sono da poco rientrata a casa dopo la seconda giornata di Natale in Arsenale, stanca ma galvanizzata dall'atmosfera natalizia e dal fermento creativo respirato. Quello di queste giornate è un appuntamento molto atteso e sentito dalla sottoscritta e, credo, da tutti gli artigiani ammessi a pertecipare. E' lo sfociare di ore ed ore passate al chiuso di una stanza con gli occhi sul lavoro, in un'esibizione pubblica, è il "portare fuori", il mostrare a tutti la passione che abbiamo dentro.

Vi saluto lasciandovi qualche foto scattata all'interno del padiglione 1 dell'Arsenale.












Le delicate ghirlande della mia vicina di stand, Emanuela


mercoledì 27 novembre 2013

Al lavoro in una fredda sera di novembre

video


Cari amici, oggi vi dedico questo video, girato qualche sera fa.
In sottofondo ho scelto di inserire un bellissimo pezzo di Debussy, che spero vi piaccia e vi trasmetta la serenità che mi regalano sempre l'ascolto della  musica di questo autore e l'esercizio della pittura.

Buona serata a tutti!


martedì 19 novembre 2013

Torta morbida al cioccolato e piccolo esperimento scaccia-nemici



Care amiche, voglio augurarvi buona settimana con la ricetta di un' altra torta, preparata ieri in pochissimo tempo,  che ho trovato davvero deliziosa. Se, come me, amate il cioccolato fondente, dovete assolutamente farla!

Prima, però, voglio raccontarvi un piccolo episodio accaduto stamattina.

Durante la breve passeggiata mattutina con la mia cagnetta, passo quasi sempre davanti all'abitazione di una signora che vive da sola in una grande casa, triste e spartana, vicino al cimitero. Il luogo è un po' isolato: davanti campi coltivati, dietro il cimitero e di lato il grande parco, sempre deserto, di una villa silenziosa. La signora che vive lì ha un viso burbero e perennemente accigliato; è molto alta di statura, gira in bicicletta e non l'ho mai vista parlare con qualcuno o passeggiare in compagnia di un'amica. L'unica volta che mi capitò di parlarle fu per litigare. Venne, infatti, armata di bastone, a cacciarmi via da quello che disse essere il suo terreno, cioè un campo incolto, non recintato, poco lontano dalla casa. Il fatto accadde circa tre anni fa, da allora ogni volta che passo lei mi rivolge uno sguardo torvo che io fingo di non vedere.
Stamattina l'ho incontrata mentre usciva dal cancello con la sua bici; io sono stata costretta a fermarmi perchè la cagnolina non si muoveva, affascinata dai colombi  posati nel campo che costeggia la strada. La signora mi fissava con i soliti occhi burberi. Ad un certo punto, ho deciso di fare un esperimento:  ho sorriso e l'ho salutata. Inaspettatamente ha sorriso anche lei e mi ha detto che il mio cane è molto bello. Abbiamo parlato di cani e di gatti, che lei, a suo modo, ama ed apprezza, anche a se ha idee un po' strane a riguardo. Dopo un pezzo di strada insieme, l'ho salutata e ho continuato la passeggiata.

Sapete, non è scontato perchè non sempre funziona, ma a volte basta un "Buongiorno" accompagnato da un sorriso perchè le nubi della diffidenza reciproca tra due persone si dissolvano.

Ed ora, la ricetta!



 Ingredienti:
180 g cioccolato fondente
150 g farina di mandorle
180 g olio di semi
130 g di zucchero di canna
2 uova
un cucchiaino di essenza di vaniglia
mezza bustina di lievito per dolci

Preparazione:
sciogliere il cioccolato a bagnomaria; nel frattempo sbattere con una frusta le uova con lo zucchero, aggiungere l'olio continuando a mescolare. Unire al composto il cioccolato sciolto, poi la farina di mandorle, il lievito e la vaniglia. Versare l'impasto in una teglia foderata con carta forno e infornare a 170° per 30-35 minuti. Lasciar raffreddare e cospargere con zucchero a velo o cacao in polvere.

La torta rimane molto morbida al centro ed è una vera delizia!
Credo che la porterò come dessert al prossimo invito a cena a casa di amici,  accompagnata da salsa di arancia o vaniglia.







A presto!

 


venerdì 15 novembre 2013

Collana in rosso



Oggi freddo e pioggia, foglie gialle portate dal vento... Mi è venuta voglia di farmi una collana calda e colorata per ravvivare la giornata e un certo maglioncino nero, molto anonimo ma tanto confortevole.
 Così ho creato questa collana con una lunga catenella fatta ad uncinetto e l'ho decorata con qualche bottone di recupero.



Cosa ne dite, vi piace? A me moltissimo, soprattutto perchè non costa nulla, l'ho realizzata in poco tempo e l'effetto finale è carino e allegro  ;-)


Un caldo saluto, amiche!

mercoledì 13 novembre 2013

Crostata di San Martino (dolce leggero, sano e... vegano)





Buongiorno cari amici, come state?
In questo periodo sto cucinando moltissimo, perchè ho deciso di ridurre l'acquisto dei prodotti pronti, raffinati ed industriali offerti dal mercato e approfondire la cucina vegetariana, vegana e l'autoproduzione.
 Devo dire che far da mangiare in modo sano, sperimentando nuovi sapori, mi sta appassionando tanto - si tratta pur sempre di un'attività creativa - però è impegnativo e porta via tempo alla pittura. 
Anche se, a volte, sogno un cuoco da tirare fuori dalla dispensa e mettere in funzione al bisogno, come si fa con un frullatore, saper cucinare il mio cibo come piace a me mi rende felice e soddisfatta.
Credo fermamente che il mio futuro sarà quello di autoprodurmi il più possibile ciò che mi serve. Questa strada non è certo comoda, però ritengo sia una scelta intelligente ed è soprattutto una scelta che mi fa vedere il futuro un po' piu roseo.

Oggi ho fatto questa crostata, di mia invenzione, che ho chiamato Crostata di S. Martino, visto che questa settimana si festeggia questo Santo molto importante nella tradizione contadina. Infatti un tempo, l'undici novembre corrispondeva con il termine dei lavori agricoli e l'inizio del riposo invernale della campagna. Se il padrone dei campi non rinnovava il contratto per l'anno successivo, braccianti e mezzadri erano costretti e caricare su un carro i loro poveri averi e partire alla ricerca di un nuovo posto di lavoro ed una nuova casa. Ancora oggi, nella mia zona, le persone anziane usano dire: se fa san martin, si fa san martino, cioè si fa un trasloco.

Icona raffigurante San Martino che dona metà del suo mantello al povero


La frolla che ho fatto è senza burro e senza uova, il ripieno è un tripudio d'autunno, contiene infatti crema di castagne, mele, uvetta.
Vi lascio la ricetta.

Ingredienti:

Per la frolla:
100 g di farina bianca 00
180 g di farina integrale macinata a pietra
70 g di zucchero di canna
70 g di olio di semi di girasole
mezzo bicchiere d'acqua
un cucchiaio di cannella in polvere
un cucchiaio di lievito per dolci
un pizzico di sale

Per il ripieno:
4 cucchiai di crema di castagne profumata alla vaniglia
2 mele golden
un cucchiaio di uvetta
il succo di mezzo limone
zucchero e cannella a piacere

Procedimento:
mettere lo zucchero di canna e l'acqua  in un pentolino e sciogliere su fuoco basso mescolando, quindi lasciar raffreddare.
Preparare la frolla mettendo in una ciotola tutti gli ingredienti secchi, e poi agguingere lo sciroppo di zucchero freddo e l'olio di semi. Lavorare velocemente con le mani trasformando l'impasto in  una palla liscia ed omogenea. Coprire e lasciar riposare in frigo per almeno un'ora.
Trascorso il tempo, formare un disco di pasta alto circa mezzo centimetro ed adagiare  in una teglia per torte foderata di carta-forno. Bucherellare il fondo con una forchetta.
Sbucciare e tagliare a fettine sottili le mele, bagnarle con acqua e succo di limone in modo che non anneriscano. Spalmare la crema di castagne sul fondo della frolla, quindi disporre le fette di mela e decorare con l'uvetta, lavata ed ammollata, a piacere cospargere con zucchero di canna e un pizzico di cannella.
Infornare per circa 25-30 minuti a 170-180°.


Alla prossima!

venerdì 8 novembre 2013

Magico Autunno

 
Ho bisogno dell'autunno, 






 di questo dolce morire,





  di questo smettere di sentire,






  per ritornare infine e ancora




  ... ad Essere.
                                                 
                             
 ( Versi tratti dalla poesia Autunno di Anna Pianura. Foto di Laboratorio Oltremare)

mercoledì 6 novembre 2013

Tanto fumo e niente arrosto



Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune. (A. Manzoni)
Mi rendo conto che questo è un post polemico e un po' confusionario, ma oggi mi sento così e devo sfogarmi.

Io mi chiedo: invece di tanti giri di parole, chiacchiere inutili, banali, populiste e sperpero di denaro, non basterebbe un po' di buon senso, a volte, per far funzionare qualcosa?

Oggi l'apparenza è tutto.

Io vedo persone che occupano ruoli di responsabilità, che non conoscono a fondo la materia di cui si devono interessare e mascherano queste carenze con  la cura eccessiva degli aspetti estetici, effimeri e pubblicitari degli eventi da loro curati. Gente che parla tre ore del logo che apparirà sui manifesti e di fronte ad una domanda su fondamentali aspetti legislativi e fiscali dell'evento che stanno organizzando, cadono dal pero, si impappinano nella risposta o forniscono informazioni ambigue ed, infine, fraintendono e si offendono, aggrediscono e cambiano argomento.

Se sei aggressivo, maleducato, intollerante, manchi di empatia e capacità di ascolto, evita di proporti per risolvere i problemi della collettività, non occuparti di politica e stai a casa!

sabato 26 ottobre 2013

Natale in Arsenale


Facciata dell'ex arsenale austriaco di Verona vista dal cortile interno


Anche se la temperatura primaverile ci confonde le idee, dicembre si sta avvicinando, e con esso l'atteso evento Natale in Arsenale, che da circa tredici anni vede gli antichi padiglioni del grande edificio austriaco animarsi di luci e colori grazie alla presenza di cento espositori scelti tra artisti-artigiani che hanno presentato la domanda.



Interno del Padiglione 1


 Per il secondo anno consecutivo Laboratorio Oltremare ha brillantemente superato la difficile selezione, sbaragliando migliaia di concorrenti con il coltello tra i denti, e sarà presente con il suo piccolo stand di pittura antica ;-)
Naturalmente sto scherzando, anche se, negli ultimi anni, vuoi per la crisi, vuoi per il crescente successo dell' hand made che sta contagiando tutti, le domande arrivate alla selezione sono veramente centinaia e, tra invidie e gelosie, si rischia di passare dei brutti quarti d'ora se, per merito o per fortuna, si viene scelti al posto dell'amica o della conoscente mercatinara particolarmente agguerrita.






Per quest'anno, oltre alla solita esposizione di icone e materiali con cui realizzo i dipinti, sto preparando qualche miniatura-pendente da indossare. Ne parlai in un post estivo in cui raccontavo il mio primo - non molto soddisfacente - esperimento.
Mi sono allenata  e ho partorito qualche creazione accettabile.
 Ecco una sequenza di foto ( la qualità è orribile, ma sono fatte con la fotocamera del portatile... perdonate l'orripilume)






Questo pendente è dipinto su un supporto di legno leggero con la tempera all'uovo e riproduce una delicatissima Madonna di Raffaello. Ho aggiunto un gancetto sopra e delle perline all'estremità inferiore per completarlo. Mi piace molto portato con cordino o catenina  lunghi su un maglioncino liscio e semplice.
 L'idea, forse un po' pretenziosa, è quella di rendere omaggio ai grandi maestri della pittura.

Cosa ne pensate, care amiche?
Vi piace, o la gente penserà che sto indossando il santino regalatomi dalla zia Marietta per la Prima Comunione?

Aspetto consigli e opinioni, grazie!




mercoledì 23 ottobre 2013

Nuove passioni






Bentrovati cari amici!
Nella foto, lo sgorbio di "scaldacollo" (virgolettato perchè è un po' sriminzito per scaldare veramente tutto il collo) che indosso oggi. L'ho realizzato usando dei fili di lana attorcigliati, e lo scopo era quello di sfoggiare il fiore rosa che ho fatto con l'uncinetto seguendo un tutorial. Veramente sono orgogliosa di questo fiorellino perchè è il mio primissimissimo lavoro all'uncinetto! In queste settimane sto facendo anche uno scaldacollo più serio, con i ferri, con i quali vado un po' più spedita, grazie alla mia nonna che mi  insegnò le basi anni fa.

 In questo periodo ho così tanti interessi e tanta voglia di imparare a dare forma a cose nuove, che ormai Laboratorio Oltremare è diventato, non più solo laboratorio di pittura e restauro, ma laboratorio di tutto!

A forza di guardare i bellissimi blog delle amiche creative maghe della maglia e del cucito, mi è venuta voglia di provare a fare qualche lavoretto... Ma quanto è difficile! A vedere loro sembra tutto facile e immediato, invece ci vogliono ore e ore di pratica e di studio solo per cominciare a comprendere i punti di base.

L'aspetto che mi affascina di queste tecniche è il poter realizzare da sole tanti accessori e, una volta acquisita una certa padronanza (avvenimento assai lontano, per quanto mi riguarda) arrivare a creare il proprio personalissimo stile.
 Per ora, l'unico aspetto che la mia incapacità mi fa apprezzare è la serenità e il piacere di accoccolarsi sul divano la sera, con le candeline accese e una tazza di tè caldo, a sferruzzare sognando di realizzare un capolavoro magliesco.

A presto!

mercoledì 16 ottobre 2013

I Giusti




Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare il male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges

domenica 6 ottobre 2013

Gli spaventosi scherzi del Mino -Racconti e ricordi legati alla Lessinia -

Dipinto di John Atkinson Grimshaw (1882)

Lo zio Beppe era ancora studente universitario quando un amico lo portò per la prima volta nella solitaria contrada semidiroccata affacciata su un pascolo scosceso, che divenne poi la sua tana per molti anni.
 Il suo carattere schivo, ironico, amante della natura e della solitudine, lo spinse a cercare un luogo tranquillo che gli permettesse di concentrasi sulla stesura della sua tesi di laurea, dandogli la possibilità di rilassarsi facendo lunghe passeggiate nei boschi. Cominciò a passare lunghi periodi nella vecchia casa dell'amico, girovagando a piedi, studiando la flora del posto ed intervistando i vecchi montanari che gli raccontarono tante storie. Fatti e ricordi nei quali il confine tra realtà e leggenda si perdeva nella nebbia del tempo. Storie di streghe e grotte misteriose in cui si verificavano strani eventi atmosferici, incontri di montanari con il mitico Orco o con il terribile Basilisco, il serpente dalla testa di gallo capace di uccidere con il solo sguardo, visioni di spettri e creature fantastiche.
Il Basilisco
Ho sempre avuto l'impressione che lo zio credesse - o volesse credere - a quelle storie meravigliose, e forse, sperando di incontrare un folletto, prese l'abitudine di fare lunghe passeggiate notturne nei boschi.

Così, dopo il calar del sole, il temerario Beppe  impugnava un grosso bastone , indossava gli scarponi ed usciva in perlustrazione. Quando, negli anni successivi, cominciai anch'io, insieme alla mia famiglia, a passare le vacanze estive in contrada, rabbrividivo sempre al pensiero dello zio solo di notte in mezzo a quegli alberi scuri, tra i quali io non avrei avuto il coraggio di avventurarmi nemmeno in pieno giorno.

In una delle case al limitare della contrada abitava  il Mino, un enigmatico personaggio. Misantropo, beffardo e taciturno, il Mino aveva come passatempo prediletto l'inventare burle per terrorizzare le persone. Visto che da tempo la contrada era abitata, oltre a lui, solamente da una coppia di contadini abituati alle sue bizzarrie, la sua vittima principale divenne il giovane studente vicino di casa.

Una sera d'estate lo zio decise di scendere a piedi in paese. All'andata tutto filò liscio, l'aria tiepida e profumata di fiori ed erba, metteva addosso il buonumore e la voglia di camminare. In paese, Beppe si fermò all'osteria a bere un bicchiere di vino e a scambiare quattro chiacchiere.  Ma accingendosi a tornare,  poco dopo la mezzanotte, si accorse che grossi nuvoloni neri stavano velocemente oscurando le stelle, mentre il metallico brontolio del tuono annunciava un temporale estivo. Affrettò il passo, imboccando la ripida strada sterrata che conduceva alla contrada. Intanto cominciò a soffiare un vento forte che agitava le chiome degli alberi, facendo assomigliare lo stormire di migliaia di foglie al rumore di un mare agitato.
Il sentiero che porta alla contrada è, ancora oggi, molto ripido e lungo circa un kilometro. Di recente è stato parzialmente asfaltato, ma all'epoca dei fatti era pieno di sassi e buche. Da un lato si alza la roccia nuda della montagna, dall'altro si apre lo strapiombo di una valle: percorrerlo non è agevole di giorno, figuriamoci in piena notte! A metà percorso la strada sembra interrompersi bruscamente sulla valle sottostante, invece compie una deviazione secca per proseguire verso sinistra, diventando ancora più ripida e stretta. In questo punto del sentiero gli antichi montanari avevano posto un piccolo capitello in pietra raffigurante un volto di Madonna: quel tratto di strada suscitava timore anche nei tempi passati.
Dunque Beppe si trovava, quella notte, proprio all'altezza del capitello, con la tempesta in arrivo e l'intermittente bagliore dei lampi che per brevi istanti illuminava il sentiero, allorchè un lampo più intenso si accese nel cielo mettendo in evidenza la nera ed immobile figura di un uomo avvolto in un tabarro, con un cappello calato sul viso... Ecco dunque il mitico Orco del bosco, che secondo la leggenda è in grado di assumere qualsiasi forma allo scopo di impaurire e confondere gli ignari viandanti!  Pochi secondi e un altro lampo illuminò l'intera valle. Con un tempismo sorprendente grazie al quale si produsse un effetto scenico magistrale, la nera figura, che si trovava qualche metro sul sentiero più in alto, rispetto allo zio, aprì le braccia spalancando così anche l'ampio mantello e in questa posizione, sbarrando la strada allo sbigottito Beppe, quell'essere emise una sonora risata, tanto potente da sovrastare  l'urlo del vento. Un istante dopo, la misteriosa presenza girò i tacchi e svanì tra gli alberi di nocciole, veloce come un gatto selvatico.
Tornato a casa, lo zio meditò sulla faccenda e si convinse che l'inquietante incontro non fosse dovuto al vino bevuto all'osteria e nemmeno al sortilegio di qualche creatura della foresta, ma si trattasse di uno scherzo ben riuscito  di quel simpaticone del Mino, che, avendolo visto scendere in paese, si era appostato nel bosco per sorprenderlo con quella messinscena particolarmente ben riuscita, soprattutto grazie all'atmosfera spaventosa creata dalla tempesta.
Beppe sapeva che spesso il Mino lo seguiva nei boschi, cercando di non farsi vedere. Si nascondeva tra i cespugli e si divertiva a tirare sassolini o a provocare rumori battendo sui tronchi degli alberi  e spezzando rami secchi.

Una notte di qualche tempo prima, lo zio era rimasto sveglio fin quasi all'alba  concentrato nello studio e per parecchie ore era stato disturbato dai rumori furtivi di qualcuno che si aggirava intorno alla casa. Più di una volta era uscito a vedere, ma non aveva incontrato anima viva. Come se non bastasse, ad un certo punto era mancata la corrente, e proprio in quel momento un'ignota mano aveva scagliato dall'esterno una manciata di piccoli sassi sul vetro  della finestra della cucina. Affacciatosi per controllare, Beppe si era trovato davanti il volto bianco e spettrale del Mino schiacciato contro il vetro!


La contrada protagonista di tante avventure, la freccia indica la casa dove stavamo

Negli anni in cui io cominciai a salire in contrada per le vacanze, il Mino era già passato a miglior vita. Papà e lo zio Beppe, raccontandosi delle trascorse avventure che vedevano protagonista il bizzarro personaggio, lo nominavano dicendo sempre il "poro Mino".   Poro, cioè poveretto, era l'aggettivo usato dai vecchi montanari in segno di rispetto e pietà verso coloro che erano morti.
Nel mio immaginario il Mino, però, non era affatto una povera anima pacificata. Infatti anche nell'aldilà, egli manteneva il suo carattere beffardo e dispettoso e anzi, la sua nuova condizione di spirito gli avrebbe permesso di giocare scherzi ancora più terribili alle ignare vittime che si fossero trovate a passeggiare nei boschi da lui infestati. E mi piaceva immaginare il suo bianco spettro svolazzare nottetempo intorno alla contrada, temendo e desiderando di vederlo, affacciato ad una delle numerose finestre della vecchia casa.







venerdì 4 ottobre 2013

Gratitudine



Ieri  è stata una giornata particolare perchè ho ricevuto due notizie. La prima ha portato allegria, la seconda tristezza. Alle ore 19 l'acquisto della mia casetta in Lessinia è stato finalmente confermato, alle 20 la nonna del mio compagno se n'è andata per sempre.

Questi due avvenimenti mi hanno fatto riflettere su un sentimento che oggi non va molto di moda: la gratitudine.
La gratitudine verso qualcuno che ci ha regalato qualcosa di sè, o ci ha dato un insegnamento con l'esempio.

Perciò oggi ho chiamato lo zio Beppe, che non sentivo da mesi, e gli ho detto grazie perchè con le sue ricerche e i suoi libri sul folclore e la storia della Lessinia mi ha trasmesso l'amore per questi luoghi antichi e magici. Mio zio è un personaggio selvatico - come la sua adorata montagna - non ama le smancerie, ma so che la mia gratitudine, inattesa, gli ha fatto piacere; infatti poi mi ha telefonato per invitarmi a casa sua  per dare un'occhiata ai libri che mi vorrebbe prestare.

Spesso si ringrazia qualcuno per dei favori che ci fa e si tratta quasi sempre di cose materiali. E' difficile ringraziare una persona per le passioni che ci ha trasmesso.


 Da oggi vorrei cominciare a fissare su questo blog alcuni ricordi personali della Lessinia, un luogo indissolubilmente legato alla mia infanzia  e che rimarrà per sempre magico.

A presto.

domenica 29 settembre 2013

Autunno


Pomeriggio piovoso di inizio autunno, niente di meglio che proseguire con i lavori per dicembre.
Tavolinetto portatile di fronte alla finestra, tutti gli attrezzi del mestiere posizionati, e via! Si dipinge, finalmente!!!

E stasera tortino di zucca gratinata al forno :-)

Buona serata, amici!

martedì 17 settembre 2013

Lavori di settembre



 

Sta arrivando l'autunno.
 Si sente nell'aria e si percepisce osservando il cambiamento della luce che ha perso il biancore accecante dei mesi estivi e si è fatta dolcemente dorata.

Mi piacerebbe tanto vivere questa bellissima stagione in mezzo ai boschi, invece devo accontentarmi dei pochi sparuti alberi dei giardinetti pubblici. Questo mi fa ricordare che non ho ancora ricevuto conferma per quanto riguarda la casetta in montagna di cui vi ho raccontato nel post Nuove prospettive. Ancora quattordici giorni e poi dovrò rinunciare...


Nel frattempo continuo a lavorare a delle nuove tavolette che mi piacciono molto e che vorrei portare al terzo appuntamento di Artigianando, domenica prossima.
Con settembre ricominciano i miei corsi e gli impegni, il tempo per dedicarsi alla pittura diminuisce, nonostante io la consideri parte importante del mio lavoro, devo necessariamente dedicarmi anche alle altre cento incombenze quotidiane.






Come si riesce a fare tutto quello che si ha in testa?
A mio parere per una donna trovare tempo per dedicarsi pienamente ad un'attività che richiede concentrazione e costanza è più difficile rispetto ad un uomo. Oggi, per esempio, mi sono alzata, ho preparato la colazione, mi sono vestita e truccata, ho portato fuori il cane, ho fatto la spesa, una torta, il pranzo, ho lavorato, sono rientrata, ho preparato la pizza, riportato fuori il cane, cenato, preparato la verdura per domani; erano ormai le 22 quando mi sono seduta qui al mio tavolo per controllare la posta elettronica e dare uno sguardo al blog... E ora, secondo voi ho voglia di mettermi a dipingere? Certo che no! Invece il mio compagno si è alzato, ha fatto colazione, ha lavorato ai suoi progetti, ha pranzato, ha lavorato ancora ai suoi progetti, ha cenato e ora sta guardando un film!
 Cosa c'è che non va? Perchè una donna deve fare spese, torte, pizze, lavoro e si sente pure in colpa?

Voi,  care amiche, come fate?