lunedì 2 ottobre 2023

Godersi le tregue

 

Fa ancora molto caldo, in questo inizio di ottobre. Le giornate sono soleggiate e splendide, la temperatura anche oggi nelle ore centrali ha raggiunto i 28 gradi.  Sul mobile dove ripongo i filati e gli arnesi da lavoro ho creato un angolo autunnale con le zucche di lana e un simpatico fungo di stoffa fatto dalla mia amica Lara. E' il mio angolo preferito, ogni giorno lo guardo e mi rallegra. Ma l'estate non cede il passo.

Quest'estate 2023 che è stata un'altalena di preoccupazioni, piccole o grandi, per la salute (mia e di persone care) e tregue di spensieratezza che bisogna godersi perchè non si sa quando e dove arriverà il prossimo assalto. Ho iniziato io a maggio con il mistero, ancora irrisolto, dei linfonodi ingrossati; poi la mia migliore amica che i medici avevano spaventato tantissimo prospettando un tumore osseo, facendole fare mille esami e una visita a Bologna da uno specialista rinomato il quale, fortunatamente, ha escluso la brutta malattia ridimensionando tutto e dicendo che si poteva risolvere il problema con delle semplici infiltrazioni di acido ialuronico al ginocchio. Ora è il turno di mia sorella. Stamattina l'ho accompagnata in ospedale per fare un esame che avrebbe dovuto essere chiarificatore di una situazione che la preoccupa e invece è uscita carica di dubbi più grandi rispetto a prima. Nei prossimi giorni dovrà effettuare altri esami dai quali si spera di avere una risposta certa.

Stamattina, mentre aspettavo in ospedale, ho lavorato all'uncinetto una nuova sciarpa con questi bellississimi marroni caldi. Il filato è Ellen di Lollocrea. Consiglio vivamente di portarsi un lavoro all'uncinetto o a maglia in queste situazioni: rilassa moltissimo.





Abbiamo poi preso al bar vicino all'ospedale un cappuccino e una tortina alle mandorle a carote che era deliziosa. Non ce la siamo goduta molto perchè eravamo deluse dalle incertezze della mattinata.


Spero arrivino buone notizie nei prossimi giorni. Intanto saluto chi ancora passa di qua e mi legge.


G.

domenica 1 ottobre 2023

Sono passati dieci anni

 

Sono passati già dieci anni dall'apertura di questo blog. Ed ora, in questo inizio di autunno, eccomi di nuovo davanti allo schermo, intenta a cercare di ricordarmi come si scrive un post. Sembra ormai una cosa d'altri tempi! Il blog è invecchiato come sono invecchiata io che ora, per scrivere, indosso un paio di occhiali rossi. Ma l'autunno è una stagione speciale - probabilmente la mia preferita- essa suscita in me due sentimenti contrastanti: l'entusiasmo di nuovi progetti e il desiderio di silenzio e raccoglimento, la nostalgia. Perciò sono tornata qui a ricominciare una vecchia abitudine.

Ho riguardato l'elenco dei blog che seguivo: sono rimaste davvero poche le autrici attive. Tanta ammirazione a chi ha continuato in questi anni a portare avanti con costanza il proprio diario virtuale. Ho sentito spesso il richiamo di tornare a scrivere, ma negli ultimi anni sono stata distratta. Ho ottenuto tante cose nuove e ne ho perse altre. E' successo di tutto e non è successo niente. A volte, sembra che la vita ti porti a percorrere strade tortuose, grandi giri panoramici, per poi ritrovarti al punto di partenza. Sì, allo stesso punto, ma con un bel bagaglio di esperienza in più. Alla fine, forse, è questo che dobbiamo fare in questa esistenza.

Un tempo mi risultava facile scrivere il blog, avevo tante cose da raccontare e creavo post lunghi; ora ho perso l'abitudine, le mie dita sulla tastiera procedono impacciate. Scrivo, ma per chi? Questo blog ha sempre avuto un seguito molto esiguo e ora non è rimasto nessuno a leggere. Scriverò per me.


G.

mercoledì 11 settembre 2019

A settembre, nel giardino segreto



Nell'aria di settembre c'è qualcosa di magico e misterioso.
La morsa del caldo di agosto allenta la presa, arrivano i temporali e le piante riprendono vigore, quasi fosse una seconda primavera, prima del freddo.
Durante la passeggiata di stamattina ho visto uno scoiattolo fermo sul tronco di un albero. Con il piccolo naso ha fiutato l'aria nella mia direzione e appena ho mosso un passo ha spiccato un balzo verso il ramo di un cipresso al di là del muro dell'antico giardino ed è scomparso nel verde.
E' una bella giornata di fine estate. Il cielo azzurro, a tratti  velato di nuvole bianche  filamentose, simili a lana. L'aria fresca fa frusciare le foglie.
Quasi ogni giorno vengo qui a camminare con Mira, dietro le mura del Castello di San Felice. Sotto di noi  l'enorme giardino  cinquecentesco del palazzo dei Conti Giusti; e poi la città con la sua vita e il suono delle sirene di un'ambulanza che giunge smorzato, quasi irreale, in questo luogo deserto. A quest'ora del giorno, infatti, nessuno viene qui a  passeggiare con il cane.
 Vecchie mura e cipressi  verde cupo contro il cielo azzurro.  Sembra di stare in un giardino segreto, un hortus conclusus medioevale in cui i monaci coltivavano le loro erbe medicamentose.

lunedì 20 maggio 2019

L'orgoglio della solitudine

Venerdì scorso ho incontrato una signora per lavoro. Alta, ben vestita, rossetto e smalto rosso scuro, non bella ma piacevole ed originale, intelligente, aperta, curiosa; età intorno ai cinquanta. Indossava una collana con i nomi di due cani, suoi compagni di vita. Un lavoro in ufficio, un domestico che le pulisce casa... Non abbiamo parlato molto e non siamo diventate amiche, ma questa donna, nel breve tempo in cui siamo state assieme, mi ha trasmesso una cosa strana, alla quale non avevo mai pensato: l'orgoglio della solitudine.
Che cos'è?
L'orgolglio della solitudine è sentirsi bene nella propria vita, accettandosi per ciò che si è, valorizzando e coltivando le proprie passioni. E' apprezzarsi e stimarsi, non perchè abbiamo intorno qualcuno che ci fa sentire apprezzabili, ma perchè noi ci stimiamo con  le nostre mancanze, i nostri pregi e le rughe sul viso.
 L'orgoglio della solitudine è la fierezza di camminare a testa alta nelle vie della città, senza sotterfugi  e senza dover rendere conto a nessuno. Essere persone integre.
 E' andare al cinema o in spiaggia da soli senza sentirsi in imbarazzo.
E' abbandonare l'idea di essere persone fallite perché un pincopallino ci ha lasciate all'improvviso per mettersi con una più giovane, più benestante o con un lavoro migliore. Alla fine, noi siamo capaci di stare da sole, lui no.
E' essere in grado di dare amore ma smettere di soffrire per chi non ci ama. 

          G .

lunedì 31 dicembre 2018

All'alba, nelle strade deserte

La mattina del primo dicembre, all'alba, la cagnetta mi ha svegliata. L'ho guardata dirigersi verso la porta scodinzolando: desiderava uscire. Ogni tanto fa così. Mi costringe ad alzarmi  in orari improbabili per portarla fuori a fare pipì e a mangiare  qualche ciuffo d'erba.
Il primo dicembre mi sono svegliata e il sonno mi è subito passato; mi sono vestita, le ho meso il guinzaglio e siamo uscite nelle strade silenziose  della mattina di un sabato di fine autunno. Fino al giorno prima mi sarei innervosita per quella levataccia fuori programma, ma questa volta no. La sera precedente  avevo appreso, tramite un laconico messaggio su Whatsapp, di non avere più un lavoro. Semplicemente, il contratto dell'ultimo impiego che avevo trovato non era stato rinnovato  e di conseguenza mi liquidavano in quel modo, senza nemmeno un po' di preavviso. Ma ormai, si sa, funziona così. Lavoratori spremuti come agrumi, schiavi precari ricattabili e poi, finito il bisogno, gettati nel pattume.
"Tutti utili, nessuno indispensabile!" tuonava quasi ogni mattina la responsabile del Controllo Qualità che ci veniva a fare  la riunione motivazionale. Trenta minuti di puro terrorismo psicologico più volte la settimana, ecco il suo modo di creare la squadra perfetta. Si credeva la più capace di tutti. Minacce di licenziamento, sanzioni, urla... erano il suo metodo per motivare. Altrochè. A riunione finita, invece di pensare: " Sììì, siamo una squadra fortissimi" avevi voglia di appiccare fuoco a tutto lo stabile. Un ambiente davvero pessimo. Dispetti, sgambetti, vendette... e se avevi bisogno erano ben pochi i colleghi disposti a darti un aiuto. Nonostante tutto ciò, la sera del 30 novembre, la notizia del mancato rinnovo mi aveva guastato la cena. Mi ero concessa anche qualche lacrimuccia al telefono con una persona amica che avevo chiamato per sfogarmi; perché trovarsi da un momento all'altro senza lavoro, con i conti da pagare, è sempre un trauma, anche se si è ormai abituati a questa vita da precari. E poi, era l'ennesima FINE  che ero costretta a subire  in questi due anni pazzeschi. Oltretutto, avevo investito  tanta energia  in quell'impiego, erano stati mesi molto faticosi ed ero stata trattata così male in quel posto di lavoro, mi ero sentita così angosciata e la qualità della mia esistenza si era fatta così scarsa che mi chiedevo ogni giorno che cosa avessi fatto di tanto terribile per finire in quel modo. Però era il lavoro che mi permetteva di mantenermi. Allora, avrei dovuto sentirmi depressa e delusa... Invece, all'alba del primo dicembre, nelle strade deserte, mentre salivo lungo la via che porta alle mura antiche e guardavo la città sottostante, mi sono sentita FELICE. Non sollevata o rilassata: proprio felice! Ebbene sì, avevo perso il lavoro ed ero felice come non mi ero mai sentita da tempo immemorabile. Libera di scegliere un percorso nuovo.
Nemmeno una settimana dopo, ho trovato un altro lavoro.

Bisogna mantenere la calma e avere fiducia nella propria capacità di uscire dalle sabbie mobili. In un modo o nell'altro, se ci crediamo, se teniamo a noi stessi, la nostra essenza intangibile ci porterà fuori, a riveder le stelle.




Un abbraccio e buon anno a chi di voi ancora passa di qua.

martedì 19 giugno 2018

Finalmente si fa sul serio!

A volte dobbiamo perdere qualcosa che amiamo molto per ritrovare la nostra vera vita. E' triste, ma è la realtà... (o forse me la sto raccontando per creare una giustificazione che renda più dolce la situazione?). Comunque sia, negli ultimi mesi il progetto di cambiare vita e trasferirmi in montagna ha preso il volo. Ci sto investendo tutte le mie risorse e finalmente si fa sul serio! E' come se prima il mio percorso fosse reso incerto da sabotatori misteriosi che spargevano ostacoli lungo la strada, mentre ora quel percorso è libero e io non devo fare altro che seguirlo fino in fondo con  determinazione e gioia. Sì, gioia, poichè è ciò che ho sognato per anni, tuttavia nella vita la beffa non manca mai. Pensavo di arrivarci con la mia famiglia, con i miei affetti più cari, invece ci sto andando da sola e questo rende alcune giornate tristi, alcuni momenti, che avevo immaginato di vivere con entusiasmo condiviso, mi lasciano invece un sapore amarognolo. Questo non va bene, mi fa rabbia. La scelta è mia, il desiderio è mio: voglio imparare a gioire bastando a me stessa, basandomi sui miei progetti e sui miei sogni. Non voglio rovinarmi quest'estate così particolare e importante! E' il famoso bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Se io penso alla perdita subita, mi dispero vedendo davanti a me lunghe giornate afose fatte di solitudine e rimpianto; ma se io guardo il bicchiere mezzo pieno, vedo un'estate bellissima, una stagione luminosa di possibilità nuove e vero cambiamento.
 Ho trovato finalmente due lavori part-time che si incastrano perfettamente l'uno con l'altro: dimostratrice e consulente per una ditta di colori in un grande negozio dedicato al fai-da-te il fine settimana e negli altri giorni conduzione di laboratori creativi per bambini in un centro estivo mezza giornata. Sono due lavori che mi piacciono  ma che purtroppo a settembre termineranno e allora dovrò ricominciare la ricerca... pazienza, per ora non ci voglio pensare.
Nei giorni liberi salgo al paesino e comincio a preparare la casetta per il mio trasferimento.

Per il momento sto tinteggiando le pareti. Ci sono ancora parecchi lavori da fare e qualche incognita, di conseguenza non mi esprimerò sul periodo in cui avverrà il trasloco, anche se, nella mia testa, la data è fissata, ma per scaramanzia non l'ho rivelata a nessuno!

lunedì 21 maggio 2018

Un mese in campagna di James Lloyd Carr - libri


Ho visto per caso questo piccolo libro sullo scaffale della biblioteca civica. Inizialmente sono stata attratta dal titolo, poi, dalla sinossi, ho appreso che il protagonista di professione faceva il restauratore ed ho deciso di leggerlo senza indugio.  E' uno dei classici racconti in cui non succede nulla ma succede tutto: io adoro le storie così. Terminato stasera, piaciuto un sacco; infatti sono qui a raccontarvelo.

Siamo nel 1920, in Inghilterra. Tom Birkin, reduce della Grande Guerra, traumatizzato nel corpo e nello spirito, cerca di tornare a una vita normale con scarso successo. La moglie lo lascia e Tom, senza denaro e senza più niente da perdere, accetta di restaurare un antico affresco nella chiesa di uno sperduto villaggio immerso nella campagna dello Yorkshire.
L'arrivo non è dei migliori: piove a dirotto, le persone sono scostanti, il parroco si dimostra diffidente e antipatico e come alloggio dovrà accontentarsi di una stanzetta nella cella campanaria. Ma con il passare dei giorni, la prorompente bellezza della campagna estiva e la concentrazione richiesta dal lavoro che deve eseguire, permetteranno a Tom di ritrovare la voglia di vivere. Gli abitanti del villaggio lo coinvolgeranno nelle loro semplici attività - il pranzo della domenica, una festa campestre... - farà amicizia con uno stravagante archeologo che vive in una tenda e si innamorerà della giovane moglie del vicario. Niente di eclatante, quindi, ma per il protagonista si tratta di una rinascita. Cosa c'è di più straordinario?

Ho apprezzato molto come l'autore parla del lavoro di Tom. Il senso di entusiasmo e timore che lo pervade mentre sta da solo sull'impalcatura di fronte all'opera di un pittore sconosciuto vissuto cinque secoli prima, unito all'amara consapevolezza che tutto questo finirà, perchè le cose belle finiscono, sono sensazioni che ho provato tante volte, sensazioni che, sempre, fanno gioire e soffrire, alle quali non ci si abitua mai...

Penso che questo libro parli di una "tregua", una di quelle meravigliose, fugaci stagioni della vita di ognuno di noi in cui tutto è perfetto. Una tregua tra un dolore e l'altro. Sono i momenti in cui sappiamo di essere nel posto giusto al momento giusto e sentiamo il sangue scorrere forte nelle vene, annusiamo avidi i profumi dei campi scaldati dal sole e del temporale d'agosto... magari siamo anche innamorati, corrisposti o meno, che importa? Ci sentiamo vivi.