giovedì 15 ottobre 2015

Si avvicina Natale... Dal mio laboratorio qualche idea per un regalo unico



Un video fatto lo scorso anno per presentare i miei dipinti alla mostra-mercato di Natale...
 Quest'anno non mi servirà :-(
Quindi lo metto qui.

domenica 4 ottobre 2015

Mercatini, croce e delizia

Il mio banchetto oggi a Mantova

Benritrovati amici!
Sono da poco tornata dal mercatino di Mantova. Per fortuna il tempo, che era previsto pessimo, invece ci ha graziati e alla fine è stata una bella giornata




Da qualche mese non scrivo di mercatini, perchè in realtà avevo poco da dire, visto che durante tutta l'estate non ne ho fatti. 
Mercatini, mercatini... croce e delizia. Se ne faccio molti, mi stanco e mi stufo, se ne faccio pochi mi mancano. Ultimamente non è un gran periodo per me, da questo punto di vista. Inaspettatamente sono stata esclusa dalla mostra-mercato natalizia a cui ho partecipato negli ultimi anni... e qui ci sarebbe da fare un luuuuungo discorso, ma lasciamo perdere. Ci sono rimasta male e ora sto cercando eventi alternativi. Sapete, per un mercatinaro non fare mercatini a dicembre è  un fatto piuttosto grave.

I miei orecchini in carta riciclata

Ho mandato varie mail per chiedere informazioni su modalità di partecipazione a mercatini qua è là. Ebbene, una volta si diceva: chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Probabilmente la cortesia è passata di moda, visto che fino ad ora non ho ricevuto nessuna risposta.

Comunque oggi mi sono divertita: ho avuto poche clienti, ma buone. Ragazze che hanno apprezzato veramente le mie crezioni ed hanno capito lo spirito con cui le penso e le faccio.


I miei orecchini all'uncinetto, l'animaletto a sinistra è un porta fortuna fatto da mia mamma


In queste settimane è esplosa in me la passione per gli orecchini lavorati all'uncinetto. Non è un'idea particolarmente originale, lo so, se ne vedono tanti in giro, però io li ho scoperti adesso e mi piace tantissimo crearli.



Oggi ho sfoggiato il nuovo striscione e i sacchettini in carta da pacco tutti confezionati da me...
E questo è stato il mio coloratissimo prenzo vegano.




Un abbraccio e buona settimana a tutti!


G.

mercoledì 23 settembre 2015

Giochi di una volta

Foto trovata su Pinterest

Domenica si è concluso nella mia città il Tocatì  il festival internazionale dei giochi in strada che ogni anno attira migliaia di partecipanti. Io non ci sono andata perchè nei giorni della manifestazione le vie e le piazze sono immerse nel caos; un caos colorato e gioioso, certo, ma sempre caos rimane, e a me non piace. Inizialmente il festival partì come una semplice festa dedicata ai giochi di una volta, quelli che si facevano prima dell'arrivo di video game, computer, telefonini e compagnia bella, quando ci si trovava tutti, dopo aver svolto (in fretta) i compiti e si giocava in strada, con la bici, il pallone, oppure "alle signore" utilizzando vecchi vestiti della mamma...

Per  fortuna questi giochi, pieni di fantasia e creatività, li ho fatti anch'io. Erano quelli più semplici, talvolta realizzati senza nemmeno l'uso di giocattoli veri e propri, che ricordo con nostalgia come i più divertenti.

Mi è venuta voglia di raccontarveli  in questo post.


Il fantasmino 

Spesso serviva davvero poco per trascorrere dei pomeriggi super divertenti. Un vecchio cucchiaio di legno, uno straccio bianco, un elastico e un pennarello nero  era tutto ciò di cui io e le mie amichette necessitavamo per creare i nostri Fantasmini, compagni misteriosi con i quali vivevamo mirabolanti avventure. Il Fantasmino di solito si cacciava nei guai e noi dovevamo aiutarlo, oppure eravamo noi ad essere in pericolo e lui con i suoi poteri speciali veniva a salvarci. Nelle sere d'estate giocare al Fantasmino era il massimo: con il buio questo "amico" assumeva un aspetto quasi magico; le avventure che inventavamo diventavano leggermente paurose ed il gioco si trasformava in qualcosa di favoloso: ci sentivamo trasportati in un'altra realtà. La notte lo portavo a dormire con me. Per qualche giorno esisteva solo il Fantasmino; poi l'incantesimo svaniva e "lui" tornava ad essere un banale mestolo di legno.




Le pentoline

Ho scovato in rete la foto di questo set della Tupperware e sono stata assalita da un'acuta nostalgia. Ne possedevo uno uguale ma lo avevo completamente dimenticato. Quando l'ho visto mi sono tornate in mente le innumerevoli giornate estive passate a preparare intrugli a base di fango e foglie con le pentoline! La mia nonna si arrabbiava molto perchè staccavamo le foglie dalle sue bellissime ortensie per preparare i nostri inguardabili manicaretti... Ma come resistere a quelle foglie larghe e lucide, perfette per fare le cotolette impanate con la sabbia? Inutile, lei non poteva capire e andava su tutte le furie quando trovava le sue povere piante tutte spelacchiate.





Giocare "alle signore o alle contesse" 

 Ecco un altro gioco per cui non serviva acquistare nulla, bastava aprire un vecchio baule e il divertimento era assicurato. Ricordo vestiti che a me sembravano magnifici fatti con vecchie tende a pois verdi e mollette da bucato. Una volta mia sorella piccola ruzzolò fino in fondo alla scale dell'ingresso con addosso un paio di sandali viola con tacco a spillo della mamma, e stretto in mano un gelato che incredibilmente riuscì a non far cadere:  meglio la morte che rinunciare al cremino!
 
Gli scherzi alla nonna 

Illustrazione tratta da Il giornalino di Giamburrasca di Vamba

 Devo riconoscere che mia nonna era una vittima. Infatti, oltre a rovinarle il giardino a cui lei teneva moltissimo, quando con mia sorella ci veniva l'idea di giocare a fare gli scherzi ne combinavamo come Gianburrasca. Una volta creammo con del filo trasparente una ragnatela davanti alla porta chiusa della sua stanza da letto, poi aspettammo che rientrasse, ansiose di vedere l'effetto. La nonna arrivò e andò diretta verso la sua camera, aprì la porta e cacciò un urlo trovandosi inaspettatamente avvolta da metri di filo invisibile. Un'altra volta, di sera, io mi nascosi all'interno dell'armadio e mia sorella si ficcò sotto il letto. E quando la nonna si mise sul letto con la luce spenta preparandosi a dormire, io balzai fuori dall'armadio facendo un gran baccano! La nonna fece un salto e si sedette sul lato del letto tutta spaventata, a quel punto mia sorella con le mani fredde afferrò  le sue caviglie facendola spaventare ancora di più! Gli scherzi potevano andare avanti per giorni e la nonna ci cascava sempre. Alla fine, comprensibilmente stufa, la povera donna andava a lamentarsi con i nostri genitori e allora scattava la punizione.

Gli animaletti parlanti




Ma il gioco più bello fu senza dubbio quello degli animaletti di gomma che noi facevamo parlare come le persone, con una vocetta in falsetto. Eccoli nelle foto, erano proprio loro: il maialino Satanìn (cioè piccolo diavolo) e il cane Pluto. Era un gioco bellissimo, divertentissimo che durò anni e che si arricchiva sempre di nuovi particolari: alla fine avevamo creato un vero e proprio Mondo di Pluto e Satanìn.
Tutto iniziò quando mia sorella piccola trovò, non so dove, il maialino di gomma e cominciò a portarlo sempre con sè nella carrozzina giocattolo delle bambole. Lei si infastidiva se gli adulti le chiedevano come mai nella carrozzina mettesse un maiale e non il bambolotto.
Per giorni giocò da sola con questo maialino; io, che mi annoiavo e volevo che giocasse con me, ripescai da un vecchio cesto un Pluto della Disney di gomma, così potemmo giocare insieme con gli animaletti. Con il passare del tempo Pluto e Satanìn smisero di stare buoni nella carrozzina e divennero due furbacchioni combinaguai. Era divertente inventare sempre nuovi disastri che i due diabolici animali mettevano in atto con l'unico scopo di far disperare noi che eravamo le loro amiche-proprietarie. Quando il guaio era troppo grosso li minacciavamo di "portarti al canile" e "portarti al macello" e immediatamente loro si calmavano. Pluto e Satanìn avevano anche due fidanzate noiose: la Bettina e la Fiorinda che, ovviamente, erano vittime dei loro scherzi atroci e catastrofici.  Questo gioco  tra me e mia sorella andò avanti fino all'età delle superiori. Ora i due indimenticabili amici di gomma sono conservati nella soffitta della casa di nostra madre, come due cimeli. Ancora oggi, ogni tanto, ci chiediamo cosa avrebbero detto Pluto e Satanìn di questo o di quello e ci scappa da ridere.


E voi? Ricordate queli erano i vostri giochi preferiti? Li conservate ancora?


Un caro abbraccio a tutti!


G.

sabato 12 settembre 2015

Sogno di fine estate

Acrilico su carta, illustrazione di Laboratorio Oltremare


L'altra notte, mentre una fresca pioggia  cadeva sulle piante del terrazzo, io nel mio letto ero nel mezzo di un sogno che mi ha turbata. E' un sogno complicato... Vediamo se riesco a raccontarvelo in maniera comprensibile.
Ho sognato di essere morta, ma nessuno dei miei conoscenti se n'era accorto perchè una falsa Giorgia aveva preso il posto di quella vera ; tuttavia io, mentre stavo sognando, ero la vera Giorgia e provavo per me una gran pena e un forte senso di solitudine. Sapevo di essere morta mentre, tutta sola, facevo un bagno in una piccola baia isolata: ero triste perchè le persone a me care ignoravano la mia morte e nessuno mi aveva aiutata. Il sogno procedeva come una specie di racconto poliziesco, pian piano gli indizi della mia scomparsa venivano scoperti, e alla fine tutti capivano che la vera Giorgia era annegata e una sua copia ne aveva preso il posto; però a nessuno la cosa pareva strana. Anche la falsa Giorgia appariva tranquilla e parlava di me compiangendomi.

Renè Magritte, "L'impero delle luci"

Nel sogno erano presenti alcuni personaggi con valore simbolico che andrebbero analizzati e compresi in modo da avere un quadro più preciso del significato dell'esperienza onirica; purtroppo ora non riesco a capire bene il loro messaggio, ma certamente un significato c'è.

Infine mi sono svegliata in preda ad un grande turbamento, con la certezza che questo sogno sia importante. Mi era già successo in passato di fare sogni potenti e di essere sicura che fossero messaggi dell'inconscio riguardanti una strada da imboccare, un cambiamento, una necessità repressa che non può più venire ignorata (ne parlai in questo post).

Credo che l'inconscio con questo sogno abbia cercato di rappresentare il conflitto tra le mie aspirazioni più autentiche e profonde, impersonate dalla Vera Giorgia, e la vita in cui, per necessità pratiche di sopravvivenza quotidiana, mi muovo tutti i giorni, rappresentate dalla Falsa Giorgia. La vera me si sente sola ed isolata nel raggiungimento del proprio ideale di vita, frenata e castrata nella sua identità autentica (citando me stessa: la gemma adamantina nascosta infondo al mio cuore).



Opera di Angelica Privalihin


 Il sogno mi ha comunicato che non devo perdere di vista la mia strada verso l'autenticità, non devo recitare una parte che mi fa sentire morta. Non importa se gli altri non mi comprendono o si mostrano ostili: io devo continuare la ricerca di ciò che è giusto per me.

La mia verità è nella Natura.

Voi cosa ne pensate? Vi sembra giusta la mia interpretazione? Vi è mai successo di trovare soluzioni ai vostri dubbi attraverso i sogni?


Felice domenica a tutti!



G.


lunedì 24 agosto 2015

Evocazioni


Cammino sulla ripida strada ombrosa.
E' un pomeriggio di fine agosto in cui l'estate tende già la mano verso un timido autunno.
Il cielo è grigio; gli alberi, smeraldi accesi da fugaci sprazzi di sole.

 So che tra poco ritroverò una vecchia amica.
 Già la scorgo lassù,  un po' si nasconde tra le foglie dei noccioli; mi appare immota e rassicurante come una madre.
E' l'antica e solitaria contrada, con le belle case disabitate sospese sulla  valle.




Un passo ancora, sono entrata  nella gemma adamantina nascosta in fondo al mio cuore.

Silenzio, pace e vento, i cari compagni di questo cammino.






Le antiche pietre delle case diroccate mi parlano in una lingua che io sola posso comprendere.
Allora mi affaccio ad una finestra buia: chiedo il permesso agli spiriti prima di varcare la soglia sghemba.
Osservo la rovina irreparabile: una tregua miracolosa precede il disastro definitivo e l'oblio che seguirà.




Il nero focolare morto racconta storie di neve e di notti dimenticate, di streghe sbiadite volate via, dentro il camino.
Uno scheletro di scale si arrampica in alto, fino al tetto; attraverso le tegole superstiti  ora vedo sfilacci di nuvole.






Nel bosco intorno silenzio cristallino e profumo eterno di ciclamini nascosti.





All'improvviso la luce cambia, si fa opaca e soffia forte il vento che stacca le foglie dagli alberi.
Per un istante soltanto, in quest'ora misteriosamente segnata, un'arcana divinità si avvicina;
poi torna a nascondersi nel folto del bosco, scompare  nella roccia della montagna...
 E a mezzanotte canta con la voce remota del Barbagianni.





Giorgia




venerdì 21 agosto 2015

La Casetta s'ha da fare!

Amici, ieri ho ottenuto il tanto sospirato prestito per la ristrutturazione della mia Casetta in montagna!!!!! Mi sembra incredibile: ce l'ho fatta!!!!!!!!!!

Lunedì contatterò l'impresa edile, riprenderemo in mano i progetti finiti nel cassetto e, se tutto va bene, finalmente dopo due anni d'attesa, si comincerà a lavorare concretamente alla mitica Casetta.

Nel frattempo l'estate sta declinando e si avvicina settembre. Spero mi torni la voglia di seguire i miei progettini artistici (pittura, bijoux, uncinetto, il mio libro di racconti, questo blog...) e di riprendere a cucinare le torte e altri manicaretti sfiziosi; a causa del grande caldo, infatti, ho accantonato tutto, ma questo non mi piace.

E voi, siete contenti che arrivi settembre?

Un bacio!


G.

martedì 4 agosto 2015

Il mio viaggio nelle Marche - seconda parte -

La città sotterranea di Camerano (Ancona)

Eccoci alla seconda parte del mio breve diario di viaggio nelle Marche. Siete pronti? Partiamo!

Martedì 21 luglio è stato un giorno di grande caldo. Io non mi sentivo molto in forma e il mio unico desiderio per quel giorno era rimanere in appartamento a mangiare ghiaccioli; tuttavia non volevamo perdere giorni preziosi per visitare la regione, così abbiamo deciso di recarci ad Ancona per una gita di un pomeriggio.



Purtroppo l'afa micidiale unita alla mia scarsa forma fisica non mi hanno permesso di apprezzare nel modo migliore questa città, ricca di scorci suggestivi e di opere d'arte. Più che visitare il mio è stato un trascinarmi stoicamente per vicoli e piazze facendo sforzi notevoli per non stramazzare al suolo. Così di questa gita conservo solo qualche sensazione ed alcune foto che, tra l'altro, non ho scattato personalmente.


La città è dominata dal grande porto pieno di enormi navi, pescherecci e uomini abbronzati ed indaffarati. E' bello fermarsi a guardare le attività di un porto importante come questo.



Vi si respira un'atmosfera rugginosa e sferragliante.
Ancona non è una città frivola nè dolce: mi è sembrata ruvida e un poco aspra, ma con un cuore nobile. Da visitare a piedi è faticosa: salite e scalette seminascoste portano il visitatore da un piano all'altro della città, sempre più in alto, sui colli.





Antiche porte celano tortuose scale che, passando attraverso ombrosi cortili deserti, conducono magicamente in un altro luogo della città.

Poi, all'improvviso, ecco apparire una chiesa o un monumento affacciato sul mare.





Naturalmente in quattro ore non è possibile vedere una città. Spero di tornarvi in futuro, magari con più tempo a disposizione e con un clima più mite.




Mercoledì 22 luglio abbiamo visitato Loreto.
La mole del famoso santuario, costruito sopra una collina, si fa ammirare da lontano, suscitando nel viaggiatore curiosità  e desiderio di scoprire cosa si nasconda tra quelle mura color ocra.



La zona circostante, ricca di verde, è molto bella e da lassù lo sguardo corre senza ostacoli fino all'azzurro del mare.


Tutto il fermento di vita si svolge nell'ariosa piazza antistante il maestoso santuario che merita di essere visitato, anche da parte di chi non è credente, per la ricchezza delle opere d'arte contenute e per l'atmosfera di solenne misticismo dalla quale si viene avvolti una volta varcato l'ingresso.



Venerdì 24 luglio, ultimo giorno.  Come sempre la giornata prima del ritorno a casa mi mette malinconia e una non ben definita frenesia di fare e vedere il più possibile; e, di solito, questo stato d'animo rovina le ultime ore di vacanza rimaste. Stavolta abbiamo deciso, un po' a caso, di recarci a Camerano, paese non lontano, nel quale, ci sembrava di aver sentito, ci fossero delle grotte. Va bene, andiamo alla grotte, ci siamo detti, almeno passeremo qualche ora al fresco.

 Alla fine, quella di Camerano è stata una visita molto bella ed entusiasmante: l'esperienza che mi è piaciuta di più, dopo quella della casa di Leopardi a Recanati.

Forse, come me, ignorate la vera natura delle grotte di cui si parla. Infatti noi pensavamo di dover salire su una collina, addentrarci in un bosco e scendere in quella che il dizionario definisce "cavità naturale sotterranea". Ma quelle di Camerano non sono affatto cavità naturali, bensì sono strade, piazzette, stanze, nicchie e chiese costruite dall'uomo nel corso di vari secoli:  si tratta di un vero e proprio paese ipogeo, misteriosissimo e non ancora del tutto esplorato, che si estende per chilometri sotto Camerano.


Gli abitanti del luogo hanno sempre saputo dell'esistenza delle grotte, infatti un vecchio detto afferma che "di Camerano ce n'è più sotto che sopra".

E' una visita che sorprende ed affascina, sin dal primo istante.
 Si entra nell'ufficio turistico, in un normale palazzo del centro, a fare i biglietti per le grotte; ogni ora parte un gruppo di circa 20 persone, capeggiato da una guida. Mentre si attende ci si chiede dove sarà l'entrata e quanta strada si dovrà percorrere per raggiungerla. Incredibilmente si apre la porta dietro la scrivania ( una porta normalissima che potrebbe benissimo nascondere la toilette ), e ci si trova come per incanto all'interno del borgo sotterraneo, con una temperatura di 14°, costante tutto l'anno.


Tutto il percorso è scavato nell'arenaria e nell'argilla, due materiali che creano piacevoli striature colorate sulle pareti. Nei punti più profondi del complesso è presente acqua purissima.
Secondo gli storici questa fantastica opera è frutto di secoli di scavi; lo dimostrano i vari stili e le tecniche diverse con cui sono stati lavorati gli elementi architettonici. Si va dalle nicchie più rozze e più antiche, a vere e proprie stanze con volte a botte o a crociera sorrette da pilastri decorati da bassorielievi raffiguranti simboli religiosi e massonici.

Probabilmente le grotte avevano una funzione abitativo-difensiva per gli abitanti, durante le incursioni nemiche provenienti dal mare, e rituale. Tra Medioevo e Rinascimento i palazzi delle principali famiglie nobili di Camerano, che sorgono sulla via principale, vennero collegati al  labirinto ipogeo tramite passaggi segreti.


Piantina del paese sotterraneo, sono visibili i collegamenti con i palazzi nobiliari e, all'estrema destra, lo sbocco sula mare


Sicuramente in questi ambienti, oscuri e misteriosi, venivano svolte attività che non dovevano essere fatte alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. Celebrazioni a carattere esoterico, riti massonici e riunioni della Carboneria durante il Risorgimento, avevano luogo qui sotto. Chissà quanti arcani segreti avrebbero da raccontare queste pietre millenarie!

Nel 1944, verso la fine della Seconda guerra mondiale, durante il passaggio del fronte, circa tremila persone trovarono protezione nelle grotte, dove vissero per diciotto giorni. La guida ci ha raccontato che anche la sua nonna era tra quei rifugiati e, nel corso della vita, le ha riferito molti aneddoti: in quei giorni disperati e pericolosi c'è chi lì sotto ha trovato il futuro marito, chi invece ha rotto un fidanzamento, chi ha partorito una bella bambina; segno che la natura, anche nelle condizioni più estreme e proibitive, trova sempre la maniera di rinnovarsi e perpetuarsi.


Se passate da quelle parti vi consiglio assolutamente di impiegare un paio d'ore per visitare la Camerano sotterranea! So che in alcuni periodi vengono organizzate anche visite serali a lume di candela, durante le quali le guide si concentrano sui miti e le leggende fioriti nei secoli attorno alle grotte. Un vero peccato non poterci più andare!




Bene amici, il mio viaggio è finito. Spero di avervi dato qualche spunto utile ad una eventuale vostra futura visita nelle incantevoli Marche!




A presto






Giorgia